La flessibilità oraria torna al centro del rinnovo del contratto degli statali delle funzioni centrali. Nell’incontro di mercoledì 6 maggio, svoltosi tra Aran e sindacati, uno dei temi più discussi è stato proprio quello degli orari di lavoro, soprattutto per i pendolari che ogni giorno affrontano lunghi spostamenti per raggiungere l’ufficio.
Una questione concreta, che riguarda migliaia di dipendenti e che potrebbe cambiare con il nuovo CCNL 2025-2027.
CCNL funzioni centrali 2025-2027: focus sulla flessibilità oraria
Nel confronto tenutosi il 6 maggio scorso, le parti sociali hanno esaminato la nuova bozza di contratto, affrontando diversi nodi aperti. Tra questi, la flessibilità oraria è emersa come uno dei punti più sentiti.
L’obiettivo è trovare una soluzione che consenta maggiore elasticità negli orari di ingresso e uscita, senza compromettere l’organizzazione degli uffici pubblici.
In particolare, l’attenzione è rivolta ai pendolari, cioè a quei lavoratori che ogni giorno devono fare i conti con ritardi, coincidenze e tempi di viaggio spesso imprevedibili.
Statali, come funziona oggi la flessibilità negli uffici pubblici
Attualmente, la flessibilità oraria non è uguale per tutti. Non esiste una regola unica valida a livello nazionale, perché tutto è demandato alla contrattazione integrativa, cioè agli accordi interni dei singoli enti. Questo significa che molto dipende dalle decisioni locali e, in alcuni casi, anche dalla sensibilità dei dirigenti.
In alcune amministrazioni sono stati introdotti sistemi più flessibili proprio per limitare questa discrezionalità. Ad esempio, è possibile entrare in un arco di tempo di circa due ore, di solito tra le 7:30 e le 9:30, recuperando poi il tempo in uscita. Allo stesso modo, un margine (spesso più limitato) è concesso anche all’uscita.
Ma si tratta di soluzioni adottate solo in alcune realtà, non diffuse ovunque.
Perché si vuole inserire la flessibilità oraria nel nuovo CCNL
Proprio questa disparità è uno dei motivi che spinge verso una modifica nel contratto nazionale. L’idea è inserire regole più chiare direttamente nel CCNL 2025-2027, così da garantire un trattamento più uniforme a tutti i dipendenti pubblici, indipendentemente dall’ente di appartenenza.
In questo modo, la flessibilità oraria non sarebbe più solo una possibilità legata agli accordi locali, ma diventerebbe un diritto più esteso e regolato.
Cosa può cambiare per gli statali pendolari
Se la misura dovesse essere confermata, i benefici principali riguarderebbero proprio i pendolari che ogni giorni prendono i mezzi per recarsi a lavoro. Avere margini più ampi sugli orari di ingresso e uscita significherebbe infatti poter gestire meglio imprevisti legati ai trasporti e ridurre lo stress quotidiano.
La partita, però, è ancora aperta. Il confronto tra Aran e sindacati proseguirà nei prossimi giorni, ma la direzione sembra chiara: rendere la flessibilità oraria una regola più stabile e meno legata alle decisioni dei singoli enti.




