RdC e AdI, Se i Redditi Dichiarati Non sono Corretti Non è Truffa. INPS Deve Verificare

Una sentenza che fa discutere e chiarisce un punto importante sui controlli e sulle responsabilità legate al Reddito di Cittadinanza, il vecchio sussidio previdenziale erogato dall’INPS. La Corte d’appello di Perugia ha ribaltato in parte una condanna per truffa aggravata ai danni dell’Istituto, pur confermando che ci sono state irregolarità. Una decisione che aiuta a capire meglio come funzionavano le verifiche sul vecchio sussidio e cosa è cambiato oggi.

Reddito di Cittadinanza, decisione della Corte d’appello

I giudici della Corte d’appello di Perugia hanno assolto un cittadino dall’accusa di truffa aggravata legata al Reddito di Cittadinanza.

In primo grado, il Tribunale di Perugia lo aveva condannato a un anno e sei mesi di reclusione. In appello, però, la situazione è cambiata: secondo i giudici, non si può parlare di truffa vera e propria.

Il motivo è tecnico ma importante: per la truffa serve che qualcuno venga “indotto in errore”. In questo caso, secondo la Corte, l’INPS non svolgeva controlli approfonditi prima di erogare il beneficio, ma si basava sulle dichiarazioni del cittadino. Per questo elemento fondamentale del reato è venuto meno.

Cosa aveva fatto l’imputato ai danni dell’INPS

Secondo l’accusa, l’uomo aveva indicato dati non corretti sui redditi del proprio nucleo familiare e non aveva comunicato alcune vincite ottenute con giochi e scommesse.

In questo modo, avrebbe continuato a ricevere il sussidio senza averne pieno diritto.

La Corte ha riconosciuto che il comportamento non era regolare, ma ha distinto tra irregolarità e truffa penale vera e propria.

Assoluzione per truffa, ma resta una condanna

Nonostante l’assoluzione per truffa aggravata, i giudici non hanno cancellato tutte le responsabilità.

È stata infatti confermata una condanna, più lieve, per la violazione degli obblighi di comunicazione legati al Reddito di Cittadinanza. La pena è stata ridotta a tre mesi.

In sostanza: niente truffa, ma restano conseguenze per aver fornito informazioni non corrette o incomplete.

Cosa cambia oggi con l’Assegno di Inclusione

Questa vicenda riguarda il vecchio sistema del Reddito di Cittadinanza, che si basava molto sulle autocertificazioni. Oggi, con l’Assegno di Inclusione, il meccanismo è diverso.

I controlli sono più frequenti e strutturati e consistono in:

  • verifiche mensili sui requisiti,
  • incroci automatici tra banche dati,
  • maggiore controllo su redditi e patrimoni.

Questo significa che il ruolo dell’INPS è cambiato: non si limita più a erogare sulla base delle dichiarazioni, ma partecipa attivamente alle verifiche.

Ed è proprio questo uno dei punti chiave emersi dalla sentenza: il sistema attuale è pensato per ridurre al minimo situazioni simili a quella finita in tribunale.