Per la filiera italiana dell’automotive la maxi ristrutturazione annunciata da Volkswagen potrebbe rappresentare molto più di una vicenda che riguarda la sola Germania. Se il piano anticipato dalla stampa tedesca dovesse essere confermato, con la chiusura di quattro stabilimenti, il taglio degli investimenti e una riduzione fino a 100mila posti di lavoro, gli effetti potrebbero estendersi rapidamente anche ai metalmeccanici italiani che lavorano nella componentistica destinata al gruppo di Wolfsburg.
Migliaia di aziende italiane lavorano per Volkswagen
La Germania rappresenta il principale mercato estero della componentistica italiana e Volkswagen è uno dei maggiori clienti dell’intera filiera. Molte aziende italiane forniscono direttamente il gruppo tedesco, mentre altre lavorano come fornitori di primo e secondo livello per grandi multinazionali che assemblano componenti destinati agli stabilimenti Volkswagen, Audi, Porsche, Seat, Cupra e Škoda.
Il ridimensionamento della capacità produttiva del gruppo, già scesa dall’obiettivo di 12 milioni a circa 9 milioni di veicoli all’anno, rischia quindi di tradursi in una riduzione degli ordinativi anche per numerose imprese italiane.
A preoccupare è soprattutto la possibile chiusura degli stabilimenti di Emden, Hannover, Zwickau e del sito Audi di Neckarsulm, impianti che oggi assemblano modelli elettrici, veicoli commerciali e componenti destinati all’intero gruppo.
Dove si trova la componentistica italiana
Le aziende della filiera automotive che potrebbero risentire maggiormente di un rallentamento della produzione Volkswagen sono concentrate nei principali distretti metalmeccanici italiani:
Piemonte
- Torino
- Cuneo
- Alessandria
- Novara
Lombardia
- Brescia
- Bergamo
- Monza e Brianza
- Varese
Emilia-Romagna
- Modena
- Bologna
- Reggio Emilia
- Parma
Veneto
- Vicenza
- Padova
- Treviso
- Verona
Abruzzo
- Chieti
- Atessa
- Pescara
Campania
- Napoli
- Avellino
- Benevento
In questi territori operano imprese specializzate nella produzione di sistemi frenanti, componenti elettronici, stampati metallici, lavorazioni meccaniche di precisione, cablaggi, motori elettrici, plastiche tecniche e sistemi di trasmissione destinati anche al mercato tedesco.
L’effetto potrebbe arrivare anche in Italia
Volkswagen ha già annunciato l’uscita volontaria di circa 28mila dipendenti e punta a ridurre drasticamente gli investimenti nei prossimi cinque anni, oltre a contenere i costi di struttura per 11 miliardi di euro entro il 2030.
Se il piano sarà approvato dal consiglio di sorveglianza, la filiera italiana rischia di pagare indirettamente il prezzo della riorganizzazione. Minori volumi produttivi in Germania potrebbero infatti tradursi in meno commesse per centinaia di aziende metalmeccaniche italiane, con possibili ripercussioni sull’occupazione e sul ricorso agli ammortizzatori sociali nei territori più esposti all’export automotive. Per un settore già alle prese con la transizione elettrica, la concorrenza cinese e il rallentamento della domanda europea, la ristrutturazione di Volkswagen rappresenta un ulteriore elemento di forte incertezza.




