Studiare in una città universitaria e poi andarsene subito dopo la laurea è una scelta sempre più frequente. Tra affitti elevati, costo della vita e opportunità di lavoro spesso insufficienti, molti giovani decidono di trasferirsi altrove appena concluso il percorso di studi. Per questo motivo una grande città italiana ha deciso di sperimentare una misura innovativa che punta a trattenere talenti e competenze sul territorio attraverso un bonus da migliaia di euro.
L’obiettivo è semplice: aiutare i giovani ad affrontare le spese della casa nei primi mesi di lavoro e rendere più conveniente restare. Un’iniziativa che potrebbe diventare un modello anche per altre realtà alle prese con gli stessi problemi.
Bologna punta sui giovani per contrastare il caro affitti
La novità arriva da Bologna, che ha lanciato un progetto per sostenere economicamente neolaureati e diplomati ITS che scelgono di lavorare nel territorio.
La città ospita ogni anno decine di migliaia di studenti provenienti da tutta Italia grazie alla presenza della storica Università di Bologna. Tuttavia, una volta terminati gli studi, molti decidono di trasferirsi altrove, spesso a causa del costo elevato degli affitti.
Per contrastare questa tendenza, il progetto punta ad alleggerire il peso delle spese abitative durante il primo anno di lavoro.
Come funziona il contributo fino a 10mila euro
L’iniziativa nasce da un accordo tra la Camera di Commercio di Bologna e alcuni istituti bancari. I giovani che rientreranno nei requisiti potranno ottenere:
- un contributo a fondo perduto di 3.000 euro;
- un finanziamento aggiuntivo fino a 7.000 euro a tasso zero;
- nessuna garanzia personale richiesta;
- restituzione in cinque anni.
Complessivamente il sostegno economico può quindi arrivare a 10.000 euro. L’unica condizione prevista è l’apertura di un conto corrente presso una delle banche aderenti con accredito dello stipendio.
Chi può richiedere il bonus
Il bando è rivolto a:
- laureati dell’Università di Bologna;
- diplomati degli ITS Academy dell’Emilia-Romagna.
Per accedere al beneficio è necessario aver conseguito il titolo di studio da non oltre sei mesi ed essere stati assunti da un’impresa del territorio bolognese. Sono ammessi sia i contratti a tempo indeterminato sia quelli a tempo determinato, purché abbiano una durata minima di 12 mesi. Le assunzioni devono essere avvenute tra il 1° marzo e il 16 ottobre 2026.
Le domande potranno essere presentate dal 15 settembre al 16 ottobre.
Perché Bologna ha scelto questa strada
L’iniziativa non nasce soltanto per aiutare i giovani a pagare l’affitto. Negli ultimi anni molte imprese segnalano una crescente difficoltà nel trovare personale qualificato. Allo stesso tempo, il costo delle abitazioni spinge molti neolaureati a cercare lavoro in altre città o addirittura all’estero.
Il risultato è una perdita di competenze che rischia di rallentare la crescita economica del territorio. “È faticoso riportare a casa i giovani se escono dal nostro circuito – spiega a il Resto del Carlino Valerio Veronesi, presidente della Camera di commercio di Bologna –. Vogliamo permettere loro di guardare al primo anno di lavoro in maniera positiva”.
Aiutare i giovani nel momento più delicato, quello dell’ingresso nel mondo del lavoro, viene quindi considerato un investimento per il futuro della città.
I Comuni cercano nuove strategie contro il caro affitti e lo spopolamento
Quella bolognese è una delle iniziative più innovative dedicate ai giovani lavoratori, ma non è l’unico esempio di amministrazioni che cercano soluzioni per attirare o trattenere residenti. A Varese, per esempio, esiste un bonus fino a 6.000 euro per i giovani che trasferiscono lì la loro residenza dopo aver ottenuto un contratto con un’azienda del territorio.
Ma sono numerosi anche gli esempi di piccoli Comuni italiani che hanno lanciato incentivi economici per contrastare lo spopolamento.
Per esempio, da settembre 2025 è in vigore una legge (n. 131/2025) che introduce nuove misure per contrastare lo spopolamento dei comuni montani con meno di 5.000 abitanti. In particolare, attraverso lo sgravio contributivo per chi lavora da remoto e un bonus una tantum per ogni figlio nato o adottato.
Le strategie più frequenti sono case a prezzi simbolici, bonus per le giovani famiglie o agevolazioni fiscali per chi apre un’attività economica sul territorio.
Una sfida che riguarda molte città universitarie
Il caso di Bologna evidenzia un problema sempre più diffuso nelle grandi città universitarie: formare giovani qualificati non basta più se poi il costo della vita rende difficile restare. Affitti elevati, stipendi iniziali spesso contenuti e difficoltà nel trovare alloggi accessibili rappresentano ostacoli concreti per molti neolaureati.
Per questo motivo sempre più amministrazioni stanno valutando interventi mirati per favorire la permanenza dei giovani e trasformare gli studenti di oggi nei lavoratori e contribuenti di domani.
L’esperimento bolognese sarà osservato con attenzione anche da altre città, perché potrebbe indicare una strada nuova per affrontare contemporaneamente il caro affitti, la carenza di personale qualificato e la fuga dei talenti.




