Bonus 500 Euro Partite IVA, Domande “In Lavorazione”: Cosa Controlla INPS?

A settembre migliaia di lavoratori autonomi con partite IVA che hanno chiesto il bonus da 500 euro del decreto Coesione vedono ancora la domanda “in lavorazione”. La situazione crea dubbi soprattutto perché l’INPS aveva annunciato l’avvio dei pagamenti già a giugno. Quel comunicato, però, riguardava le domande accolte: non fissava una data di accredito per tutte le pratiche ancora aperte. 

Perché alcune domande sono ancora ferme

Nel messaggio n. 1955 del 10 giugno 2026, l’INPS ha indicato due verifiche precise che possono mantenere una richiesta in istruttoria.

La prima riguarda chi è iscritto a una Cassa previdenziale esterna all’INPS. In questi casi l’Istituto deve acquisire l’esito del controllo sulla regolarità contributiva. La seconda riguarda chi ha versato contributi alla Gestione separata senza risultare iscritto alla stessa gestione: l’INPS deve chiarire questa discordanza prima di definire la domanda. Per entrambe le situazioni ha comunicato che le richieste saranno definite una volta completati gli accertamenti. 

È un punto da leggere con attenzione: lo stato “in lavorazione” non equivale a un rigetto, ma neppure certifica che il bonus sia stato riconosciuto. Inoltre, l’INPS ha descritto quei due casi come motivi di istruttoria ancora aperta; non ha detto che ogni domanda ferma a settembre dipenda necessariamente da uno di essi.

Cosa controllare nella propria pratica

Il richiedente può accedere con identità digitale al servizio “Incentivo Decreto Coesione”, nel Punto d’accesso alle prestazioni non pensionistiche del sito INPS. È lì che l’Istituto rende consultabile l’esito della richiesta e, in caso di risposta negativa, il motivo del rigetto. Chi vede ancora “in lavorazione” può verificare la propria posizione previdenziale, prestando particolare attenzione all’iscrizione alla Gestione separata o alla regolarità presso la propria Cassa, se pertinenti al suo caso. Il solo stato visualizzato sul portale, tuttavia, non permette di individuare con certezza quale controllo sia pendente. 

Il riesame è previsto per le domande respinte: si presenta dallo stesso servizio, spiegando le ragioni della contestazione e allegando documenti utili. L’INPS indica un termine di 30 giorni dalla pubblicazione del messaggio o dalla successiva conoscenza del rigetto, precisando che non è perentorio. Per una pratica tuttora in lavorazione, invece, non c’è ancora un provvedimento negativo da contestare. 

Il contributo vale 500 euro per ogni mese riconosciuto, fino a tre anni e comunque non oltre il 31 dicembre 2028. Al 27 settembre non risulta un calendario INPS aggiornato per la definizione delle domande rimaste in sospeso. La situazione dunque è in via di aggiornamento. Occorre attendere le prossime mosse dell’ente previdenziale per capire le tempistiche reali, consultando costantemente il proprio Fascicolo previdenziale.