Nell’atteso intervento al XIX Congresso nazionale della UIL, tenutosi oggi a Padova, la premier Giorgia Meloni ha dedicato ampio spazio al tema delle retribuzioni, rivendicando le misure adottate dal Governo per aumentare il netto in busta paga dei lavoratori. La presidente del Consiglio ha sostenuto che l’esecutivo ha lavorato su più fronti, dal taglio del cuneo fiscale alla riforma dell’Irpef, fino alla detassazione degli aumenti contrattuali e dei premi di produttività. Portanto aumenti concreti in busta paga a favore dei lavoratori. Aumenti tangibili, di cui i lavoratori stanno beneficiando nel corso del 2026.
«Da 1.500 a 2.400 euro in più all’anno»
Parlando degli effetti del taglio del cuneo fiscale e della riforma dell’Irpef, Meloni ha affermato che «oggi un lavoratore dipendente con uno stipendio intorno ai 26.000 euro annui può avere in busta paga tra i 1.500 e i 2.400 euro in più all’anno rispetto al passato». Il riferimento è alle misure prese a favore dei lavoratori del settore privato.
La premier ha quindi aggiunto che «tenendo conto solamente del taglio del cuneo fiscale e della riforma dell’IRPEF, ogni anno lo Stato rinuncia a circa 21 miliardi di euro» che, ha spiegato, «rimangono nelle tasche dei lavoratori» contribuendo ad aumentare il loro potere d’acquisto.
Premi di produttività all’1% e bonus medi oltre 1.800 euro
Nel corso dell’intervento, la presidente del Consiglio ha ricordato anche le misure dedicate alla produttività aziendale. «Abbiamo di fatto azzerato l’aliquota sui premi di produttività portandola all’1%, alzando la soglia a 5.000 euro», ha dichiarato.
Meloni ha quindi citato i dati aggiornati a giugno 2026: «I contratti depositati e attivi sono oltre 13.600, con una crescita di oltre 1.300 contratti in un solo mese». Secondo la premier, gli accordi coinvolgono «oltre 3,8 milioni di lavoratori» e «il premio annuo riconosciuto supera i 1.800 euro, circa 300 in più rispetto a dicembre del 2022».
Rinnovi dei contratti e aumenti nel pubblico impiego
La presidente del Consiglio, che ha rivendicato al recedente provvedimento sul Salario Giusto, ha ricordato anche gli interventi destinati ai dipendenti pubblici. «Nel pubblico impiego sono stati stanziati oltre 20 miliardi di euro fino al 2027. In meno di quattro anni abbiamo già chiuso 48 tra accordi e contratti», ha affermato.
Come esempio ha citato il comparto scuola: «Un insegnante ha potuto ricevere mediamente in busta paga 412 euro al mese in più insieme agli arretrati».
La promessa sulla detassazione degli aumenti contrattuali
Nel finale del passaggio dedicato ai salari, Meloni ha rilanciato la misura della detassazione al 5% degli aumenti previsti dai rinnovi dei contratti collettivi del settore privato.
«Abbiamo deciso di sostenere i rinnovi nei contratti del settore privato con la detassazione al 5% degli aumenti contrattuali», ha ricordato, definendo l’intervento «un provvedimento efficace» che «rafforza il legame tra produttività e salario e contribuisce a dare ancora centralità alla contrattazione collettiva».
Infine è arrivato l’annuncio in vista della prossima manovra economica. «Ne ho già parlato con il ministro Calderone e con il ministro Giorgetti», ha spiegato, aggiungendo: «Il Governo raccoglie un’istanza che è vostra e non solamente vostra di garantire che questa misura possa essere confermata anche nella prossima legge di Bilancio».
Se la misura sarà inserita nella manovra e approvata dal Parlamento, la detassazione del 5% degli aumenti contrattuali verrebbe così prorogata anche per il 2027.


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