Previsioni Caldo in Aumento: Prendersi Giorni di Malattia Può Essere la Soluzione?

Inps

Le previsioni meteo indicano un nuovo aumento delle temperature in molte zone d’Italia. Dopo una breve tregua, l’afa è destinata a tornare con valori che in diverse città potrebbero avvicinarsi o superare i 40 gradi tra lunedì 6 e martedì 7 luglio, interessando soprattutto il Nord, le regioni del Centro e le aree interne del versante tirrenico.

Per chi lavora, soprattutto in ambienti non climatizzati o all’aperto, la domanda è inevitabile: è possibile chiedere la malattia soltanto perché fa troppo caldo?

Il caldo da solo non basta per ottenere la malattia

La risposta, in linea generale, è no. L’elevata temperatura non costituisce automaticamente un motivo valido per assentarsi dal lavoro anche in casi di sofferenza all’afa. L’ordinamento non prevede una soglia di gradi oltre la quale il lavoratore possa decidere autonomamente di restare a casa.

Diverso è il caso in cui il caldo provochi un’effettiva alterazione dello stato di salute. Un colpo di calore, una forte disidratazione, un abbassamento della pressione, un malore o altri disturbi riconducibili alle alte temperature possono rendere impossibile svolgere l’attività lavorativa. In queste situazioni è il medico, dopo aver valutato le condizioni cliniche del paziente, a stabilire se sussistono i presupposti per il rilascio del certificato di malattia.

L’INPS, che indennizza le giornate di malattia, insieme al datore di lavoro, può quindi intervenire solo quando ne ricorrono i presupposti, attraverso le tutele previste dall’ordinamento, come l’indennità di malattia oppure la cassa integrazione nei casi e con le modalità stabilite dalla normativa vigente.

Queste situazioni non vanno confuse con il diritto di astensione o diritto di allontanamento dal luogo di lavoro previsto dalla normativa sulla sicurezza. Ai sensi del D.Lgs. 81/2008, il lavoratore può interrompere l’attività e allontanarsi dal luogo di lavoro quando si trova di fronte a un pericolo grave, immediato e inevitabile per la propria salute o sicurezza, compresi i casi di caldo estremo che determinino tale rischio.

Il certificato dipende sempre dalla valutazione del medico

Non è il lavoratore a decidere di mettersi in malattia. Il certificato viene rilasciato esclusivamente dal medico quando accerta un’incapacità temporanea a svolgere la prestazione lavorativa.

Se il professionista ritiene che i sintomi siano compatibili con una condizione di malattia, trasmette telematicamente il certificato all’INPS. Da quel momento si applicano le regole ordinarie previste per l’assenza per malattia, comprese quelle relative alle eventuali visite mediche di controllo.

Attenzione alle visite fiscali e alle assenze ingiustificate

Chi è assente per malattia deve rispettare le fasce di reperibilità previste dalla normativa (10:00-12:00/17:00-19:00), salvo i casi di esonero stabiliti dalla legge. L’INPS, su richiesta del datore di lavoro o d’ufficio, può infatti disporre una visita fiscale per verificare la correttezza dell’assenza.

Assentarsi dal lavoro senza certificato medico, motivando la scelta esclusivamente con il caldo, può invece comportare conseguenze disciplinari e la perdita della retribuzione per le giornate non lavorate. Quindi, anche in condizioni di lavoro difficili, è sempre consigliabile trovare un accordo col proprio datore di lavoro.

Nei periodi caratterizzati da temperature eccezionalmente elevate, la tutela dei lavoratori passa soprattutto attraverso la prevenzione. Il datore di lavoro è tenuto a valutare i rischi legati al microclima e ad adottare le misure necessarie per proteggere la salute dei dipendenti, come la rimodulazione degli orari, pause aggiuntive, disponibilità di acqua e, nei casi più critici o quando previsto da specifiche ordinanze regionali, la sospensione delle attività maggiormente esposte al caldo anche ricorrendo alla cassa integrazione.