Un lavoratore è stato licenziato dopo essersi rifiutato di andare in cantiere il sabato. Ma il giudice ha annullato il licenziamento e ne ha disposto il reintegro. Una vicenda che riporta al centro una domanda molto comune: un dipendente può rifiutarsi di lavorare il sabato oppure rischia il posto?
La risposta non è uguale per tutti e dipende da alcuni aspetti fondamentali del rapporto di lavoro. Vediamoli.
Il caso del manovale licenziato dopo un mese
La vicenda riguarda un giovane manovale edile assunto a tempo indeterminato con un contratto di 40 ore settimanali distribuite dal lunedì al venerdì.
Dopo circa un mese di lavoro, il datore di lavoro gli ha comunicato il licenziamento. Secondo il lavoratore, il motivo era il rifiuto di presentarsi in cantiere il sabato, una giornata che non rientrava nell’orario previsto dal contratto.
Secondo quanto riporta La Nazione, durante la causa è stata prodotta anche una registrazione nella quale il titolare avrebbe affermato che il rapporto di lavoro era terminato proprio perché il dipendente non si era presentato al lavoro il sabato. L’azienda, invece, ha sostenuto che il rapporto era cessato perché erano stati completati i lavori nei cantieri ai quali il giovane era stato assegnato. Improbabile, visto che il manovale era stato assunto con contratto a tempo indeterminato.
Il Tribunale civile di Firenze ha quindi accolto il ricorso del lavoratore, annullando il licenziamento, ordinandone il reintegro e riconoscendogli anche un risarcimento.
Si può rifiutare di lavorare il sabato?
La domanda viene spontanea: ci si può rifiutare di lavorare il sabato? La risposta è: dipende. Il sabato, infatti, non è automaticamente un giorno di riposo previsto dalla legge per tutti i lavoratori.
In Italia il riposo settimanale è generalmente di almeno 24 ore consecutive ogni sette giorni e, nella maggior parte dei casi, coincide con la domenica. Il sabato può quindi essere una normale giornata lavorativa se il contratto individuale o il contratto collettivo lo prevedono.
Se invece il contratto stabilisce un orario distribuito dal lunedì al venerdì, come nel caso esaminato dal tribunale di Firenze, chiedere al dipendente di lavorare abitualmente il sabato può porre problemi, soprattutto se manca un accordo o se non vengono rispettate le regole sul lavoro straordinario.
Quando il datore di lavoro può chiedere di lavorare il sabato
Molto dipende da quanto previsto dal contratto di lavoro e dal contratto collettivo applicato.
In alcuni settori, come il commercio, la ristorazione, la sanità o il turismo, lavorare il sabato è assolutamente normale e rientra nell’organizzazione ordinaria dell’attività.
In altri casi il datore di lavoro può chiedere una prestazione il sabato come lavoro straordinario o per particolari esigenze produttive, ma deve comunque rispettare quanto previsto dalla legge e dal contratto collettivo, oltre agli eventuali limiti sull’orario di lavoro.
Per questo non esiste una risposta valida per tutti: ogni situazione va valutata in base alle regole applicabili al singolo rapporto di lavoro.
Quando scatta il licenziamento
In base a quanto detto, quindi, rifiutarsi di lavorare il sabato non porta in automatico al licenziamento. Infatti:
- Se il lavoratore rifiuta una richiesta che è conforme al contratto e alle norme applicabili, il comportamento potrebbe avere conseguenze disciplinari (come il licenziamento, appunto).
- Diverso è il caso in cui la richiesta del datore di lavoro non trovi fondamento nel contratto oppure non rispetti le regole previste dalla legge o dal contratto collettivo.
Nel caso deciso dal Tribunale di Firenze, il giudice ha ritenuto che il licenziamento fosse privo di una valida giustificazione e ha disposto il reintegro del lavoratore. La decisione, però, riguarda quella specifica vicenda e non significa che ogni rifiuto di lavorare il sabato sia automaticamente legittimo.
Cosa fare prima di dire di no al lavoro di sabato
Prima di dire no a una richiesta del datore di lavoro è sempre opportuno verificare alcuni aspetti.
Occorre controllare innanzitutto cosa prevede il contratto individuale di lavoro sull’orario e sulla distribuzione delle giornate lavorative. È importante anche verificare il contratto collettivo applicato dall’azienda, perché può disciplinare il lavoro del sabato, lo straordinario e le relative maggiorazioni.
In caso di dubbi è consigliabile chiedere chiarimenti al datore di lavoro, rivolgersi a un sindacato, a un consulente del lavoro o a un professionista prima di assumere decisioni che potrebbero avere conseguenze sul rapporto di lavoro.




