Statali, nei Bandi della PA Spesso Nessuna Informazione sullo Stipendio

Chi cerca un posto nella Pubblica amministrazione vuole sapere subito una cosa: quanto si guadagna. Eppure, nonostante le nuove norme sulla trasparenza retributiva siano già entrate in vigore, molti bandi di concorso continuano a non indicare lo stipendio o a fornire informazioni molto generiche.

L’obiettivo della nuova normativa è rendere più trasparente la retribuzione fin dal momento della candidatura, ma nei fatti molte amministrazioni sembrano non aver ancora cambiato approccio.

Vediamo quindi cosa sta succedendo e cosa prevede la legge.

La nuova legge punta sulla trasparenza degli stipendi

Con l’entrata in vigore del decreto legislativo n. 96 del 2026, che recepisce la direttiva europea sulla trasparenza salariale, anche le amministrazioni pubbliche sono chiamate a fornire ai candidati informazioni più chiare sulla retribuzione.

La finalità è semplice: consentire a chi partecipa a un concorso di conoscere in anticipo le condizioni economiche dell’incarico e favorire una maggiore parità di trattamento, anche tra uomini e donne.

La trasparenza salariale è infatti uno degli strumenti individuati dall’Unione Europea per contrastare il divario retributivo di genere.

Nei bandi della PA lo stipendio spesso non c’è

Nonostante le nuove regole, molti bandi pubblicati sul portale InPA continuano a non riportare alcuna indicazione concreta sullo stipendio.

In numerosi casi manca completamente qualsiasi riferimento alla retribuzione. In altri, invece, l’amministrazione si limita a richiamare il contratto collettivo nazionale di comparto, senza specificare quale sarà il trattamento economico previsto per il posto messo a concorso.

Per chi intende partecipare a una selezione pubblica, questo significa dover cercare autonomamente le informazioni o attendere fasi successive della procedura.

Perché il solo richiamo al contratto non basta

Secondo molti esperti, limitarsi a citare il contratto collettivo nazionale non soddisfa pienamente lo spirito della nuova normativa. Lo stipendio di un dipendente pubblico, infatti, non è composto soltanto dalla retribuzione tabellare prevista dal contratto nazionale.

A incidere sull’importo finale possono essere anche diverse componenti accessorie, come:

  • indennità;
  • premi di produttività;
  • progressioni economiche;
  • trattamenti previsti dalla contrattazione integrativa.

Proprio queste voci, spesso assenti nei bandi, possono determinare differenze importanti nella retribuzione effettivamente percepita.

Nel settore privato molte aziende già indicano lo stipendio

Se nella Pubblica amministrazione l’applicazione della nuova disciplina appare ancora disomogenea, nel settore privato molte imprese hanno già avviato un percorso di adeguamento.

Secondo una rilevazione dell’associazione GIDP (Gruppo Intersettoriale Direttori del Personale), il 52,6% dei responsabili delle risorse umane dichiara che la propria azienda inserisce già negli annunci di lavoro il range della retribuzione annua lorda (RAL) oppure il livello contrattuale previsto. Un ulteriore 21% afferma invece di non pubblicare ancora la RAL nell’annuncio, ma di comunicarla già durante il primo contatto con il candidato.

Sono dati che mostrano come, almeno in una parte del settore privato, la trasparenza salariale stia diventando una prassi sempre più diffusa.

La sfida ora riguarda anche la Pubblica amministrazione

Le nuove norme rappresentano un cambiamento importante nel modo di pubblicare offerte di lavoro e bandi di concorso. Per i candidati significa poter scegliere con maggiore consapevolezza se partecipare a una selezione, conoscendo fin dall’inizio le condizioni economiche offerte.

La sfida, ora, è trasformare gli obblighi previsti dalla legge in una prassi concreta, affinché la trasparenza sugli stipendi diventi la regola anche nei concorsi pubblici e non soltanto un principio scritto sulla carta.