Essere regolarmente assunti, avere un’automobile e un’abitazione non significa automaticamente essere al riparo dallo sfruttamento. E neppure la possibilità di ricevere la NASpI dopo la perdita del posto basta, da sola, a escludere che un lavoratore si trovi in uno stato di bisogno.
È il principio affermato dalla Cassazione in una recente pronuncia sul reato di intermediazione illecita di manodopera e sfruttamento del lavoro previsto dall’articolo 603-bis del Codice penale, la norma comunemente associata al fenomeno del caporalato. La giurisprudenza ha chiarito che questo reato non riguarda esclusivamente l’agricoltura e che la condizione del singolo lavoratore deve essere verificata concretamente.
Contratto regolare ma condizioni di lavoro pesanti
Il caso esaminato riguarda alcuni addetti alle pompe di un distributore di carburante. Secondo l’ipotesi accusatoria, i dipendenti, pur regolarmente assunti, sarebbero stati sottoposti a condizioni particolarmente svantaggiose.
Tra le contestazioni figuravano retribuzioni ridotte e lavoro straordinario, notturno, festivo e domenicale non adeguatamente retribuito.
Il punto centrale è però lo stato di bisogno del lavoratore. Non è sufficiente guardare al fatto che una persona abbia un contratto, una casa o un’automobile. Per la Cassazione occorre valutare se si trovi in una situazione di grave difficoltà, anche temporanea, capace di limitarne concretamente la libertà di scelta e di spingerla ad accettare condizioni lavorative particolarmente sfavorevoli. È un principio che la Suprema Corte ha ribadito anche in altre pronunce del 2026 sullo sfruttamento lavorativo.
Perdere il lavoro può mettere in difficoltà una famiglia
La valutazione, dunque, deve essere effettuata caso per caso. Possono assumere importanza il reddito complessivo della famiglia, la presenza del coniuge e dei figli a carico, le spese indispensabili, quelle sostenute per i figli, eventuali problemi sanitari e il mutuo contratto per acquistare l’abitazione.
Avere una macchina, magari vecchia, o una casa non significa necessariamente poter rinunciare allo stipendio.
Ed è proprio questo passaggio che può interessare particolarmente anche operai agricoli e braccianti: un lavoratore può continuare ad accettare condizioni molto penalizzanti perché la perdita dello stipendio metterebbe seriamente in difficoltà lui e la sua famiglia.
La NASpI non esclude automaticamente lo stato di bisogno
Anche la possibilità di accedere alla NASpI non risolve automaticamente il problema. L’indennità di disoccupazione presuppone infatti precise condizioni e, in alcune ipotesi di dimissioni o risoluzione del rapporto, il diritto alla prestazione può anche non essere riconosciuto.
Il principio che emerge è quindi importante: non bisogna necessariamente essere disoccupati, senza casa o completamente privi di mezzi per trovarsi in uno stato di bisogno.
Naturalmente questo non significa che ogni irregolarità sul lavoro costituisca automaticamente caporalato. Lo sfruttamento, lo stato di bisogno e l’approfittamento di quella condizione devono essere accertati concretamente. Ma il semplice fatto che un operaio abbia un contratto regolare non basta a escludere a priori la tutela prevista dalla legge.




