Per i genitori con almeno 3 figli conviventi c’è una possibilità in più per ridurre l’orario di lavoro.
La Legge di Bilancio 2026, all’articolo 1, commi 214-218, riconosce una priorità nel passaggio dal tempo pieno al part-time ai lavoratori e alle lavoratrici che rispettano determinati requisiti.
La tutela riguarda anche chi lavora già a tempo parziale e chiede un’ulteriore rimodulazione dell’orario.
Alla precedenza riconosciuta al genitore si affianca un incentivo per il datore privato: un esonero contributivo fino a 3.000 euro l’anno, per un massimo di 24 mesi.
Chi può avere la priorità
La Legge di Bilancio 2026 riconosce la precedenza ai lavoratori con almeno 3 figli conviventi.
La tutela spetta fino al compimento del 10° anno di età del figlio più piccolo.
Il limite di età non opera nei casi previsti dalla normativa per i figli con disabilità.
La misura riguarda sia le madri sia i padri.
Quanto si può ridurre l’orario
Il lavoratore può chiedere il passaggio dal tempo pieno al part-time, sia orizzontale sia verticale.
La norma consente anche di rimodulare un rapporto che è già a tempo parziale.
In entrambi i casi, la modifica deve comportare una riduzione dell’orario di almeno 40 punti percentuali.
La misura si rivolge quindi a chi ha bisogno di una diminuzione significativa del tempo di lavoro per gestire gli impegni familiari.
Avere la priorità non significa ottenere automaticamente il part-time
La Legge parla di priorità nella trasformazione, non di un diritto automatico alla riduzione dell’orario.
Il genitore che possiede i requisiti ottiene quindi una posizione preferenziale, ma non può modificare unilateralmente il proprio contratto.
La trasformazione deve avvenire nel rispetto della disciplina sul lavoro a tempo parziale e delle condizioni previste per il rapporto.
Per l’azienda c’è un incentivo fino a 3.000 euro
Per favorire l’accoglimento delle richieste, la stessa Legge di Bilancio introduce un’agevolazione per i datori privati.
L’impresa può beneficiare di un esonero del 100% dei contributi previdenziali a proprio carico, entro il limite massimo di 3.000 euro annui per lavoratore.
L’importo viene riparametrato su base mensile e il beneficio può durare fino a 24 mesi dalla trasformazione o dalla rimodulazione del rapporto.
Restano dovuti i premi e i contributi INAIL.
Il monte ore complessivo non deve diminuire
L’incentivo non scatta senza condizioni.
Per utilizzare l’esonero, il datore deve mantenere il monte ore complessivo di lavoro dell’azienda.
In altre parole, la riduzione concessa al singolo genitore non deve comportare una diminuzione delle ore complessivamente lavorate nell’impresa.
Questa condizione riguarda l’accesso dell’azienda al beneficio contributivo.
Cosa succede allo stipendio
La riduzione dell’orario incide anche sulla busta paga.
Chi passa dal full-time al part-time riceve normalmente una retribuzione proporzionata al nuovo orario di lavoro.
Prima di chiedere la trasformazione, il genitore deve quindi considerare anche la diminuzione dello stipendio mensile.
La misura offre più tempo per la gestione familiare, ma non garantisce il mantenimento della stessa retribuzione del tempo pieno.
Cosa succede alla pensione
L’esonero riconosciuto al datore non riduce l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche.
Il passaggio al part-time può però incidere sulla posizione previdenziale per un altro motivo: una retribuzione più bassa comporta normalmente anche una contribuzione calcolata su un imponibile inferiore.
L’effetto va quindi distinto dallo sgravio concesso all’azienda.
Cosa deve sapere chi vuole chiedere il part-time
La Legge di Bilancio 2026 riconosce una priorità ai lavoratori con almeno 3 figli conviventi che chiedono di ridurre l’orario.
Il part-time non scatta automaticamente e comporta normalmente una riduzione dello stipendio proporzionata alle ore lavorate.
Per favorire la trasformazione, il datore privato può ottenere un esonero contributivo fino a 3.000 euro l’anno per massimo 24 mesi, nel rispetto delle condizioni previste.
Restano esclusi dall’incentivo i rapporti di lavoro domestico e di apprendistato.
Per il genitore, quindi, la misura offre una tutela in più nella richiesta di riduzione dell’orario; per l’azienda rende meno onerosa la trasformazione del rapporto.


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