Contratto a Termine, Quando Diventa a Tempo Indeterminato? 5 Casi da Conoscere

Firma contratto

La legge fissa regole precise su durata, causali, proroghe e rinnovi. Se il datore supera alcuni limiti, il rapporto può trasformarsi a tempo indeterminato.

La disciplina è contenuta nel D.Lgs. 81/2015, soprattutto negli articoli 19, 21 e 22. Chi lavora a termine dovrebbe controllare non solo la scadenza, ma anche mesi già lavorati, proroghe ricevute, rinnovi e causale indicata nel contratto.

Dopo 12 mesi serve una causale

Il contratto a tempo determinato può durare fino a 12 mesi senza causale. Per arrivare fino a 24 mesi serve invece una delle condizioni previste dall’articolo 19 del D.Lgs. 81/2015. Nel 2026 possono rilevare:

  • le causali previste dai contratti collettivi;
  • in assenza di specifiche previsioni collettive, fino al 31 dicembre 2026, esigenze tecniche, organizzative o produttive individuate dalle parti;
  • la sostituzione di altri lavoratori.

Se il rapporto supera i 12 mesi senza una causale valida, scatta il tempo indeterminato dalla data del superamento.

Il limite ordinario è di 24 mesi

Tra lo stesso datore e lo stesso lavoratore, per mansioni dello stesso livello e della stessa categoria legale, la durata massima ordinaria è di 24 mesi. Nel conteggio rientrano anche più contratti successivi.

Il CCNL può però prevedere limiti diversi e la legge stabilisce alcune eccezioni, tra cui quelle per le attività stagionali. Se si supera il limite applicabile, il rapporto diventa a tempo indeterminato.

La legge consente inoltre un ulteriore contratto fino a 12 mesi attraverso la cosiddetta deroga assistita presso l’Ispettorato del Lavoro.

La quinta proroga fa scattare la trasformazione

Proroga e rinnovo sono due cose diverse. La proroga allunga lo stesso contratto. Il rinnovo crea invece un nuovo rapporto dopo la scadenza del precedente.

La legge consente al massimo 4 proroghe in 24 mesi tra lo stesso datore e lo stesso lavoratore, dalla quinta il rapporto passa a tempo indeterminato.

Tra due contratti serve una pausa

Quando lo stesso datore riassume lo stesso lavoratore con un nuovo contratto a termine, deve normalmente rispettare un intervallo minimo:

  • 10 giorni se il contratto precedente durava fino a 6 mesi;
  • 20 giorni se durava più di 6 mesi.

Se il nuovo contratto parte prima, il secondo rapporto si trasforma a tempo indeterminato. Restano le eccezioni previste dalla legge, in particolare per le attività stagionali e nei casi disciplinati dalla contrattazione collettiva.

Anche lavorare oltre la scadenza ha un limite

Può accadere che il contratto a termine arrivi alla scadenza, ma il lavoratore continui a prestare attività per lo stesso datore. In questo caso il rapporto non diventa subito a tempo indeterminato.

L’articolo 22 del D.Lgs. 81/2015 consente una breve prosecuzione, ma il datore deve riconoscere una maggiorazione della retribuzione pari al:

  • 20% per ogni giorno fino al decimo;
  • 40% per ogni giorno successivo.

Se il contratto originario durava meno di 6 mesi, il rapporto può continuare fino al 30° giorno successivo alla scadenza. Se prosegue oltre il 30° giorno, diventa a tempo indeterminato.

Per i contratti di durata pari o superiore a 6 mesi, il limite sale a 50 giorni. Se l’attività continua oltre il 50° giorno, scatta la trasformazione. La regola riguarda quindi la continuazione dello stesso rapporto dopo la scadenza, non la firma di un nuovo contratto.

Non ogni violazione porta alla stabilizzazione

Alcune irregolarità comportano solo una sanzione. Per esempio, il limite al numero complessivo di lavoratori a termine in azienda è normalmente pari al 20% dei dipendenti a tempo indeterminato, salvo diverse regole del CCNL ed eccezioni.

Se il datore supera questa soglia, scatta una sanzione amministrativa, non la trasformazione automatica del singolo contratto.

C’è anche il diritto di precedenza

Chi ha lavorato a termine per più di 6 mesi può maturare, nei casi previsti dall’articolo 24 del D.Lgs. 81/2015, un diritto di precedenza nelle successive assunzioni a tempo indeterminato per le stesse mansioni.

Non significa stabilizzazione automatica, ma può diventare importante se l’azienda decide di assumere personale stabile.