Il 16 settembre 2026 scade la seconda rata dei contributi previdenziali dovuti dagli autonomi agricoli, ma l’importo può cambiare sensibilmente da una posizione all’altra.
La scadenza riguarda coltivatori diretti, coloni, mezzadri e imprenditori agricoli professionali (IAP) iscritti alla relativa gestione INPS. Gli operai agricoli dipendenti seguono invece un sistema contributivo diverso.
A fissare aliquote, importi e calendario dei versamenti è la circolare INPS n. 67 del 18 giugno 2026.
Seconda rata in scadenza il 16 settembre
I contributi agricoli autonomi vengono pagati con modello F24 in quattro rate.
Le scadenze sono:
- 16 luglio 2026;
- 16 settembre 2026;
- 16 novembre 2026;
- 18 gennaio 2027.
I dati necessari per effettuare il pagamento sono disponibili nel Cassetto previdenziale del contribuente.
Perché la rata non è uguale per tutti
La contribuzione pensionistica IVS non viene calcolata sul reddito effettivamente prodotto dall’agricoltore, ma su un reddito convenzionale.
L’azienda viene collocata in una delle quattro fasce previste dalla normativa e, a ogni fascia, corrisponde un diverso numero di giornate convenzionali.
Per il 2026 il reddito medio convenzionale giornaliero è fissato a 66,86 euro.
Le giornate utilizzate per il calcolo sono:
- 156 nella prima fascia;
- 208 nella seconda;
- 260 nella terza;
- 312 nella quarta.
Esempi:
Nella prima fascia, 66,86 × 156 porta a un reddito convenzionale annuo di 10.430,16 euro.
Nella quarta fascia, invece, 66,86 × 312 porta la base convenzionale a 20.860,32 euro.
Su questa base viene poi applicata l’aliquota previdenziale.
In pratica, l’aliquota può essere uguale ma cambia il reddito sul quale viene calcolata, ed è per questo che due agricoltori possono trovarsi a pagare importi diversi.
Aliquota IVS al 24%
Per il 2026 l’aliquota IVS resta fissata al 24% per coltivatori diretti, coloni, mezzadri e IAP.
Non cambia in base all’età dell’iscritto né alla zona in cui si trova l’azienda.
Alla contribuzione si aggiunge inoltre un contributo di 0,81 euro per ogni giornata di iscrizione, fino a un massimo di 156 giornate annue per ciascuna unità attiva.
Zone montane e svantaggiate: contributi più favorevoli
Un elemento che può incidere sul conto finale è la localizzazione dell’attività.
La circolare conferma il regime di sotto-contribuzione per territori montani e zone agricole svantaggiate.
Per stabilire se l’azienda rientra nelle aree agevolate bisogna fare riferimento all’articolo 9 del DPR 601/1973 per i territori montani e all’articolo 15 della Legge 984/1977 per le zone agricole svantaggiate.
Non basta quindi che l’azienda si trovi genericamente in montagna: deve rientrare nelle classificazioni previste dalla normativa.
INAIL: quasi 200 euro di differenza
Per coltivatori diretti, mezzadri e coloni è dovuta anche la contribuzione INAIL.
Nel 2026 la quota annuale è pari a:
- 650 euro nelle zone normali;
- 450,12 euro nelle zone montane o svantaggiate.
La differenza è di 199,88 euro all’anno.
Questa componente non va però attribuita automaticamente agli IAP, perché la circolare la riferisce espressamente a coltivatori diretti, mezzadri e coloni.
Over 65 pensionati: possibile riduzione del 50%
Anche nel 2026 resta una possibilità importante per alcuni lavoratori autonomi più anziani.
Chi ha più di 65 anni, è già titolare di pensione presso una gestione INPS e possiede le condizioni previste può chiedere la riduzione del 50% dei contributi dovuti.
Non è uno sconto automatico legato alla sola età: bisogna essere pensionati e presentare la richiesta secondo le regole INPS.
Cosa succede se si paga dopo il 16 settembre
Se il pagamento avviene dopo la scadenza, il debito non scompare ma diventa tardivo e maturano sanzioni civili per i giorni di ritardo.
La disciplina è quella dell’articolo 116 della Legge n. 388/2000.
Secondo la circolare INPS n. 64 del 16 giugno 2026, per l’omesso o tardivo versamento la sanzione ordinaria è attualmente pari al 7,90% annuo, calcolato in proporzione ai giorni di ritardo.
C’è però una possibilità più favorevole.
Se il contribuente paga spontaneamente entro 120 giorni dalla scadenza, in un’unica soluzione e prima che arrivino contestazioni o richieste dell’INPS, la maggiorazione di 5,5 punti non viene applicata e la sanzione scende al 2,40% annuo.
Quindi un ritardo breve regolarizzato spontaneamente può avere un costo molto più contenuto rispetto a un debito lasciato aperto.
E se la rata non viene pagata
Se il contributo resta insoluto, il debito rimane nella posizione previdenziale e deve essere regolarizzato.
In presenza dei requisiti è possibile anche chiedere una rateazione del debito contributivo, ma il contribuente deve attivarsi: non si tratta di una proroga automatica della rata scaduta.
Per questo, se ci si accorge di non aver pagato, è opportuno controllare subito il Cassetto previdenziale e verificare come regolarizzare l’importo prima che intervenga l’INPS.




