Settembre è ormai arrivato e per la maggior parte dei braccianti l’attesa della disoccupazione agricola è già finita da settimane. I pagamenti dell’INPS, infatti, si sono concentrati soprattutto tra giugno e luglio e soltanto in alcuni casi possono arrivare più avanti.
Chi ancora non ha ricevuto nulla, però, non è necessariamente escluso dalla prestazione: tra le situazioni ancora aperte ci sono anche quelle dei lavoratori che hanno visto respingere la prima domanda e hanno chiesto all’INPS di riesaminarla.
Disoccupazione agricola, a settembre i pagamenti sono quasi terminati
Per la disoccupazione agricola relativa al lavoro svolto nell’anno precedente, l’INPS procede normalmente al pagamento in un’unica soluzione. La domanda deve essere presentata tra il 1° gennaio e il 31 marzo dell’anno successivo a quello in cui si è verificata la disoccupazione.
Il calendario dei pagamenti è diverso da quello di altre prestazioni INPS. La quasi totalità delle erogazioni avviene infatti nei mesi di giugno e luglio.
Questo significa che a settembre la fase ordinaria dei pagamenti può considerarsi ormai sostanzialmente conclusa. Restano però possibili alcuni accrediti tardivi, legati soprattutto a pratiche che hanno richiesto ulteriori verifiche o che non sono state definite nella prima fase.
Chi non ha ricevuto il pagamento può avere una domanda respinta
Una delle situazioni che possono spiegare l’assenza dell’accredito è il rigetto della domanda.
L’INPS verifica infatti il possesso dei requisiti e i dati necessari per determinare il diritto alla prestazione e il numero di giornate indennizzabili. Per la disoccupazione agricola, tra gli elementi che incidono sul calcolo rientrano le giornate lavorate (devono essere almeno 102 nel biennio precedente) e quelle coperte da altre prestazioni o periodi non indennizzabili.
Per la prestazione riferita al 2025, ad esempio, l’INPS ha previsto anche particolari regole per il computo dei periodi di CISOA legati alle emergenze climatiche, equiparati al lavoro ai fini del calcolo della disoccupazione agricola.
Quando la domanda viene respinta, nell’area personale INPS è possibile verificare l’esito della pratica e soprattutto la motivazione del rigetto. È proprio da quella motivazione che bisogna partire per capire se esistono elementi o documenti utili a chiedere una nuova valutazione. Ed è qui che entra in gioco il riesame.
Come funziona il riesame della disoccupazione agricola
Il riesame permette al lavoratore di chiedere all’INPS di verificare nuovamente una domanda che è stata respinta, quando ritiene che il rigetto dipenda da dati non corretti, informazioni mancanti oppure da una situazione che può essere dimostrata attraverso ulteriore documentazione.
Non si tratta quindi di una nuova domanda di disoccupazione agricola. La richiesta riguarda la stessa pratica già presentata, sulla quale l’Istituto viene invitato a effettuare una nuova verifica.
Il primo passo, quindi, è verificare la motivazione del rigetto. Se il lavoratore dispone di elementi che possono modificare l’esito della pratica, questi devono essere indicati e, quando necessario, documentati nella richiesta di riesame.
Quanto bisogna aspettare dopo il riesame
È questa la parte che interessa maggiormente chi a settembre non ha ancora ricevuto la disoccupazione agricola. Tramite social, un bracciante agricolo che ha presentato domanda di riesame mostra la sua situazione:

In questo caso, INPS ha preso in carico la domanda di disoccupazione agricola il 3 aprile scorso e il 10 giugno l’ha rigettata, dopo aver concluso le lavorazioni. Il bracciante ha presentato istanza di riesame e a settembre l’INPS ha comunicato l’accoglimento della domanda di indennità di disoccupazione agricola.
Quanto tempo passa dall’accoglimento al pagamento? Non esiste una regola generale che garantisca che l’accredito arrivi entro un numero preciso di giorni dalla richiesta di riesame.
L’INPS indica per i provvedimenti un termine ordinario di 30 giorni, salvo che la normativa o il regolamento dell’Istituto prevedano termini differenti. Questo non significa, però, che chi presenta un riesame debba necessariamente ricevere il pagamento entro 30 giorni. Il tempo effettivo può dipendere dalla motivazione del rigetto, dalla necessità di controllare i dati e dall’eventuale documentazione da esaminare.
Per questo motivo, chi ha presentato un riesame e non vede ancora l’accredito deve innanzitutto controllare lo stato della pratica e l’eventuale presenza di nuove comunicazioni da parte dell’INPS.
Pagamento tardivo dopo il riesame: quando può arrivare
Se il riesame viene accolto e viene riconosciuto il diritto alla disoccupazione agricola, l’INPS procede alla liquidazione della prestazione spettante. È quindi possibile che alcuni lavoratori ricevano l’indennità anche dopo la finestra nella quale si concentra la maggior parte dei pagamenti. A settembre, dunque.
La situazione è particolarmente rilevante per chi ha ricevuto un rigetto e ha successivamente presentato un riesame: in questi casi la domanda non rientra più nella normale fase di liquidazione iniziale e deve essere nuovamente esaminata.
Per chi è ancora in attesa, la cosa più importante è quindi capire in quale fase si trova la pratica: domanda ancora in lavorazione, domanda respinta, riesame presentato oppure riesame già definito.
La quasi totalità dei pagamenti è ormai alle spalle, ma per le pratiche oggetto di verifiche o riesame l’attesa può proseguire oltre i mesi estivi. L’eventuale accredito, in caso di esito positivo, può quindi arrivare anche più avanti rispetto al calendario ordinario.




