È scaduto il 15 settembre il termine entro il quale alcuni pensionati dovevano comunicare all’INPS i redditi richiesti per regolarizzare la propria posizione. Chi non ha provveduto entro la scadenza può ora andare incontro alla revoca della prestazione collegata al reddito e, nei casi previsti, anche al recupero delle somme ricevute indebitamente.
La scadenza riguardava i pensionati che avevano ricevuto una comunicazione dall’INPS per la mancata trasmissione dei dati reddituali relativi al 2022. Non si tratta quindi di un adempimento che interessa tutti i pensionati, ma soltanto le persone direttamente coinvolte nella verifica reddituale.
Per chi non ha risposto entro il 15 settembre, la questione non è però necessariamente chiusa: è importante capire quali conseguenze possono arrivare e cosa fare adesso.
Pensionati, cosa succede dopo la scadenza del 15 settembre
Con il termine ormai scaduto, l’INPS può procedere alla revoca delle prestazioni collegate al reddito interessate dalla verifica. Tra queste possono rientrare prestazioni come l’integrazione al trattamento minimo, le maggiorazioni sociali, la quattordicesima e altre prestazioni il cui riconoscimento dipende dalla situazione reddituale.
Ciò non significa necessariamente perdere l’intera pensione. La revoca riguarda infatti la prestazione aggiuntiva collegata al reddito, cioè quella parte dell’importo che viene riconosciuta soltanto quando vengono rispettati determinati limiti reddituali. Non tutta la pensione.
Chi è escluso dalla revoca
Non tutti i pensionati che non hanno presentato una comunicazione reddituale entro il termine incapperanno nella revoca. Sono “salvi” i pensionati titolari di alcune prestazioni assistenziali, tra cui invalidità civile, assegno sociale e pensione sociale.
Anche i titolari di pensione ai superstiti non subiranno la revoca: a loro sarà applicata la riduzione massima prevista dalla legge, ai sensi dell’articolo 1, comma 41, legge 335/1995.
Per questo motivo non bisogna pensare che da ottobre tutti i pensionati possano subire automaticamente un taglio.
Può arrivare anche una richiesta di restituzione dei soldi
La conseguenza più pesante può riguardare le somme già percepite. Dopo aver definito la posizione reddituale, l’INPS verifica infatti se il pensionato ha ricevuto importi che non gli spettavano sulla base dei redditi dichiarati o, in questo caso, non comunicati.
Se emerge un pagamento indebito, l’Istituto può procedere al recupero delle somme. Lo specifica anche nel messaggio n. 2394 del 17 luglio.
Il pensionato potrebbe quindi trovarsi non soltanto con una prestazione ridotta o revocata per il futuro, ma anche con un importo da restituire relativo alle somme percepite senza averne diritto.
È importante distinguere questo eventuale recupero dalla trattenuta del 5% già applicata sui ratei di agosto e settembre agli interessati dalla procedura. La trattenuta era collegata alla sospensione della prestazione e non coincide con l’eventuale successivo recupero dell’indebito.
Cosa devono fare i pensionati che non hanno comunicato i redditi
Anche se il termine del 15 settembre è ormai trascorso, chi non ha ancora sistemato la propria posizione dovrebbe verificare immediatamente la propria situazione con l’INPS, senza aspettare il prossimo cedolino.
La comunicazione può essere effettuata attraverso i servizi dell’Istituto e, per chi ha difficoltà con la procedura online, è possibile rivolgersi a un CAF o a un soggetto abilitato.
L’obiettivo è verificare se la prestazione è già stata revocata, quali redditi risultano acquisiti dall’INPS e se sono state calcolate somme da recuperare.
In sostanza, per i pensionati che hanno ignorato la scadenza del 15 settembre il rischio ora è concreto: perdere la prestazione collegata al reddito e, se sono state percepite somme non dovute, doverle restituire.
Chi ha ricevuto la comunicazione dell’INPS e non ha ancora trasmesso i dati dovrebbe quindi controllare subito la propria posizione, perché attendere il prossimo cedolino potrebbe significare scoprire soltanto in quel momento l’avvenuta revoca o la riduzione della prestazione.




