Un insegnante dichiara mediamente 28.300 euro lordi all’anno. E fin qui il dato potrebbe sembrare semplicemente la fotografia delle retribuzioni della scuola italiana. Il quadro cambia, però, quando quella cifra viene messa accanto ai redditi dichiarati da alcune categorie di lavoratori autonomi e imprenditori.
È qui che emergono differenze destinate inevitabilmente a far discutere soprattutto chi lavora nella scuola e vede ogni mese stipendio, Irpef e trattenute perfettamente registrati in busta paga.
Secondo i dati riportati nell’indagine sulle entrate fiscali di Itinerari Previdenziali, ripresa nell’articolo di Giuseppe Colombo, un insegnante arriva a dichiarare mediamente più di alcune categorie imprenditoriali. Il caso più emblematico è quello dei gioiellieri, ma le anomalie riguardano anche commercianti, ristoratori e altre attività.
L’insegnante dichiara 28.300 euro
Il punto è proprio questo: per il lavoratore dipendente lo spazio per “decidere” quanto dichiarare praticamente non esiste. Lo stipendio passa dal sostituto d’imposta e il reddito viene comunicato al Fisco.
Un meccanismo completamente diverso rispetto a quello di molti lavoratori autonomi, per i quali entrano in gioco ricavi, costi e reddito dichiarato.
L’articolo evidenzia altri confronti sorprendenti: un ristoratore può risultare con un reddito inferiore a quello di uno sportellista delle Poste, mentre gestire un bar può produrre sulla carta meno reddito rispetto al lavoro di un autista di autobus.
Ancora più eclatante il dato dei gestori di discoteche, sale da ballo e scuole di danza soggetti agli ISA: il reddito medio dichiarato è di appena 11.700 euro all’anno.
Il problema dell’affidabilità fiscale
Naturalmente un reddito basso non significa automaticamente evasione fiscale. Un’attività può realmente avere margini ridotti, costi elevati o attraversare una fase di difficoltà.
Ma c’è un secondo dato che rende il quadro più delicato. Tra i contribuenti soggetti agli ISA, gli Indici sintetici di affidabilità fiscale, oltre la metà presenta un punteggio inferiore a 8, soglia indicata come riferimento per accedere a determinati benefici premiali.
Tra le categorie nelle quali emergono livelli bassi figurano, secondo i dati riportati, psicologi, ristoranti, tintorie, lavanderie, negozi di giochi e articoli sportivi e stabilimenti balneari.
Ed è proprio il confronto a risultare difficile da digerire per molti insegnanti: 28.300 euro lordi dichiarati fino all’ultimo centesimo, mentre alcune attività imprenditoriali risultano ufficialmente più “povere” di chi ogni mattina entra in classe.




