Busta Paga Più Alta Se Rimandi la Pensione: Come Funziona

Chi ha raggiunto i requisiti per la pensione anticipata ma decide di restare al lavoro può scegliere di ricevere più soldi in busta paga. Su questa somma, inoltre, non paga Irpef.

Il vantaggio nasce però da una scelta precisa: il lavoratore rinuncia all’accredito della propria quota di contributi previdenziali. Prima di aderire conviene quindi capire cosa aumenta oggi nello stipendio e cosa cambia sulla posizione contributiva.

La misura trova fondamento nella Legge n. 199/2025, Legge di Bilancio 2026 e l’INPS aveva fornito le istruzioni con la circolare n. 42 del 3 aprile 2026.

Da dove arrivano i soldi in più

Normalmente una parte dei contributi IVS resta a carico del lavoratore e il datore la trattiene dalla retribuzione per versarla all’INPS.

Con l’incentivo al posticipo del pensionamento, il dipendente può rinunciare all’accredito di questa quota e ricevere in busta paga un importo equivalente.

Non si tratta quindi di un nuovo bonus dello Stato né di un aumento contrattuale.

Il datore continua invece a versare regolarmente la quota contributiva a proprio carico.

Sulla somma non si paga Irpef

Il beneficio ha anche un vantaggio fiscale.

L’INPS chiarisce che l’importo riconosciuto al lavoratore al posto della propria quota contributiva non concorre alla formazione del reddito imponibile ai fini fiscali.

Su questa somma, quindi, il dipendente non paga Irpef.

L’importo effettivo cambia in base alla retribuzione e alla contribuzione prevista per la singola posizione.

Cosa succede ai contributi

Questo è il punto da valutare prima della scelta.

Durante il periodo di utilizzo dell’incentivo, il lavoratore non accredita sulla propria posizione previdenziale la quota IVS normalmente a suo carico.

Il datore continua invece a versare la propria parte.

In pratica, il dipendente ottiene più disponibilità economica oggi, ma accumula una contribuzione diversa rispetto a quella che avrebbe maturato senza aderire alla misura.

La pensione futura può cambiare?

Non esiste una risposta uguale per tutti.

La rinuncia alla quota contributiva personale modifica gli accrediti previdenziali del periodo in cui il lavoratore utilizza l’incentivo. Questo, però, non permette di stabilire automaticamente di quanto cambierà la futura pensione.

L’effetto dipende dalla posizione previdenziale individuale, dalle regole di calcolo applicabili e dalla durata dell’incentivo.

Il dato certo resta quindi uno: il lavoratore riceve oggi in busta paga una quota che, senza questa scelta, avrebbe alimentato la propria contribuzione.

Chi può scegliere l’incentivo nel 2026

Nel 2026 la misura riguarda i lavoratori dipendenti iscritti all’AGO o alle forme sostitutive ed esclusive che maturano entro il 31 dicembre 2026 i requisiti per la pensione anticipata ordinaria e decidono di continuare a lavorare.

I requisiti contributivi sono:

  • 41 anni e 10 mesi per le donne;
  • 42 anni e 10 mesi per gli uomini.

La misura può riguardare anche, alle condizioni previste, chi ha maturato entro il 31 dicembre 2025 i requisiti per la pensione anticipata flessibile.

L’INPS riepiloga platea e funzionamento nella pagina ufficiale sull’incentivo al posticipo del pensionamento.

Serve la domanda all’INPS

L’aumento in busta paga non scatta automaticamente quando il lavoratore raggiunge i requisiti pensionistici.

Bisogna presentare domanda all’INPS. L’Istituto verifica i requisiti e comunica l’esito al lavoratore e al datore.

Solo dopo il riconoscimento del beneficio il datore può applicare l’incentivo.

La scelta mette quindi a confronto due effetti: più soldi disponibili oggi e senza Irpef, ma una quota contributiva personale che non viene accreditata durante il periodo di adesione.