Negli ospedali pubblici italiani sta accadendo qualcosa che fino a pochi anni fa sarebbe stato difficile immaginare: i medici che si dimettono volontariamente sono diventati più numerosi di quelli che vanno in pensione.
Nel 2025 sono state registrate 3.767 dimissioni volontarie, contro 2.876 pensionamenti. Il dato emerge da un’indagine del Centro Studi di Anaao Assomed e assume ancora più peso se confrontato con quello dell’anno precedente: nel 2024 le dimissioni erano state 1.503. In dodici mesi l’incremento è stato quindi di circa il 150%.
A lasciare il Servizio sanitario nazionale non sarebbero prevalentemente professionisti ormai vicini alla pensione. L’età media dei dimissionari si aggira infatti intorno ai 48 anni, quindi medici che si trovano generalmente nel pieno della propria attività professionale.
Perché i medici lasciano gli ospedali
Secondo Anaao Assomed, dietro questa crescita delle dimissioni ci sono diversi fattori. Il sindacato indica turni particolarmente pesanti, retribuzioni considerate non competitive rispetto ad altri Paesi europei, carichi burocratici, difficoltà nel conciliare lavoro e vita privata e aggressioni nei reparti.
Le dimissioni nel 2025 hanno interessato circa il 3,5% dei medici della sanità pubblica. Inoltre, in 12 regioni su 20 il numero di coloro che hanno lasciato volontariamente il Servizio sanitario nazionale ha superato quello dei pensionati.
La situazione appare particolarmente accentuata in Lazio, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna, dove le dimissioni risultano da 2,4 a 3,3 volte superiori ai pensionamenti.
Molise tra le regioni che hanno perso più medici
L’indagine evidenzia anche una forte differenza territoriale. Nell’ultimo decennio il Centro-Nord avrebbe guadagnato complessivamente 4.029 medici, pari al 5,9%, mentre il Mezzogiorno ne avrebbe persi 1.166, con una riduzione del 3,1%.
Tra le regioni maggiormente colpite c’è proprio il Molise, dove gli organici risultano diminuiti del 17,2%. Peggio fa soltanto la Basilicata, con un calo del 24,6%. Seguono Valle d’Aosta (-14,2%) e Calabria (-12,6%).
Un ricambio generazionale, tuttavia, è iniziato. Il cosiddetto Decreto Calabria avrebbe consentito tra il 2019 e il 2025 l’ingresso di quasi 10.000 giovani medici nel sistema.
Il problema adesso è riuscire a trattenerli. Secondo i dati presentati da Anaao, nel 2025 ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato, 43 si sono successivamente dimessi, mentre considerando pensionamenti e altre cause le uscite dal sistema pubblico sono state 77.
Per questo il sindacato chiede interventi su retribuzioni, assunzioni, condizioni di lavoro, sicurezza, welfare e incentivi per le sedi disagiate, oltre all’istituzione di un osservatorio nazionale permanente sulle dimissioni.




