Gasolio, Verso Nuovi Aiuti per gli Autotrasportatori. I Dettagli

Il prezzo del gasolio torna a mettere sotto pressione gli autotrasportatori. Dopo le minacce arrivate dai camionisti della Sicilia, che hanno prospettato il blocco dei mezzi con possibili pesanti ripercussioni sulla distribuzione delle merci e, di conseguenza, sui prezzi e sulla disponibilità dei prodotti, le principali associazioni del settore hanno deciso di richiamare l’attenzione del Governo.

Il problema non riguarda soltanto il prezzo che automobilisti e camionisti vedono alla pompa. Per le imprese di autotrasporto esiste infatti un altro mercato, quello degli acquisti extrarete, e proprio qui si concentra una delle maggiori criticità denunciate dalle associazioni.

Caro gasolio, perché gli autotrasportatori chiedono un intervento

Le associazioni dell’autotrasporto e della logistica presenti nel Comitato centrale dell’Albo nazionale (quindi le più rappresentative del settore) hanno inviato una lettera unitaria al Governo, chiedendo un nuovo confronto sulla situazione economica del comparto.

Alla base della richiesta c’è il perdurare delle difficoltà legate al costo del carburante, che rappresenta una delle principali voci di spesa per le aziende che trasportano merci su strada.

La questione è diventata ancora più urgente dopo le proteste e le minacce di blocco dei camion arrivate dalla Sicilia. Un eventuale fermo prolungato dell’autotrasporto avrebbe conseguenze che andrebbero ben oltre le aziende del settore: meno camion in circolazione significa infatti difficoltà nel rifornimento di supermercati, negozi, industrie e attività produttive.

È in questo contesto che le associazioni maggiormente rappresentative hanno deciso di chiedere al Governo un nuovo incontro, ripartendo dal confronto già avviato nei mesi scorsi a Palazzo Chigi.

Gasolio alla pompa in calo, ma per i camionisti il problema resta

Dal 28 settembre, alcune compagnie petrolifere hanno applicato riduzioni al prezzo del carburante alla pompa. Tra queste ci sono Eni, Esso e IP. Tuttavia, per gli autotrasportatori il problema del caro gasolio permane.

La spiegazione sta nella differenza tra il carburante acquistato alla pompa e quello acquistato attraverso il canale extrarete.

Molte imprese di autotrasporto non fanno rifornimento come un normale automobilista. Per i grandi consumatori professionali il carburante può essere acquistato direttamente dai fornitori, attraverso contratti e forniture all’ingrosso. Si tratta del cosiddetto mercato extrarete. Secondo le associazioni, il problema è che i ribassi applicati da alcune compagnie petrolifere alla rete non si stanno trasferendo in modo analogo sui prezzi dell’extrarete.

In sostanza, il prezzo che scende al distributore non sta scendendo nella stessa misura per le imprese che acquistano grandi quantità di gasolio direttamente dai fornitori. È questo uno dei motivi per cui, nonostante alcuni ribassi visibili alla pompa, il costo sostenuto dalle aziende di autotrasporto continua a essere considerato troppo elevato.

Il taglio delle accise finisce il 6 ottobre: cosa chiedono gli autotrasportatori

A rendere ancora più urgente la situazione c’è la scadenza del 6 ottobre, quando terminerà il taglio generalizzato delle accise sui carburanti. Le associazioni chiedono quindi al Governo di intervenire rapidamente sugli strumenti destinati al settore, proprio per evitare che la fine della riduzione fiscale si traduca in un ulteriore aumento dei costi per le imprese.

Tra le richieste c’è anche quella di adeguare lo stanziamento destinato al credito d’imposta sul gasolio, che secondo le associazioni si è già dimostrato insufficiente rispetto alle necessità del comparto. Per adesso la dotazione del Ministero dei Trasporti è arrivata a 386 milioni di euro.

Viene inoltre chiesto di spostare oltre il 31 dicembre il termine per utilizzare in compensazione tramite F24 il credito d’imposta, così da evitare che le imprese perdano la possibilità di utilizzare pienamente il beneficio.

Il problema, quindi, non è soltanto il prezzo del gasolio di questi giorni. Le aziende guardano anche a quello che accadrà una volta terminati gli interventi temporanei sul prezzo del carburante.