C’è una novità fiscale che colf, badanti e baby sitter devono tenere presente sugli aumenti di stipendio riconosciuti nel 2026. Una parte delle somme in più previste dal rinnovo del contratto nazionale può infatti beneficiare di una tassazione agevolata del 5%.
La misura interessa anche il lavoro domestico e diventa particolarmente importante perché, a differenza di quanto avviene per molti altri dipendenti, la famiglia datrice di lavoro non è sostituto d’imposta. Colf e badanti devono quindi sapere dell’agevolazione per poterla utilizzare correttamente.
Gli aumenti scattati da gennaio 2026
Il CCNL del lavoro domestico è stato rinnovato nel 2025 e ha previsto complessivamente 100 euro lordi di aumento, prendendo come riferimento il livello BS convivente.
L’incremento viene distribuito in più tranche. La prima è scattata il 1° gennaio 2026 ed è pari a 40 euro mensili per il livello BS, con importi riproporzionati per gli altri livelli. Seguiranno 30 euro da gennaio 2027, altri 15 euro da gennaio 2028 e gli ultimi 15 euro da settembre 2028.
Nel 2026 sono stati inoltre aggiornati i minimi retributivi tenendo conto del meccanismo di adeguamento al costo della vita previsto dal contratto. In caso di mancata applicazione dello sciopero bonus fiscale al lavoratore domestico spettano gli arretrati.
La tassa al 5% non riguarda tutto lo stipendio
È questo il primo elemento da controllare. L’aliquota agevolata del 5% non si applica all’intero stipendio della colf o della badante.
L’agevolazione interessa gli incrementi retributivi derivanti dai rinnovi dei contratti collettivi sottoscritti nel periodo individuato dalla normativa. Il rinnovo del CCNL del lavoro domestico, firmato nel 2025, rientra tra quelli interessati.
Per ottenere il beneficio occorre inoltre verificare il requisito reddituale: il lavoratore deve aver percepito nel 2025 un reddito di lavoro dipendente non superiore a 33.000 euro.
Cosa devono controllare colf e badanti
Chi ha ricevuto gli aumenti nel corso del 2026 deve quindi verificare innanzitutto quale parte dell’incremento deriva dal rinnovo del CCNL e se possiede il requisito reddituale previsto.
C’è poi un’altra particolarità. Nel lavoro domestico il datore è generalmente una famiglia e non effettua le normali trattenute Irpef in busta paga come un’impresa.
Per questo motivo colf e badanti non devono aspettarsi necessariamente di vedere il 5% applicato direttamente sulla paga mensile. Il vantaggio fiscale può essere fatto valere in sede di dichiarazione dei redditi, individuando correttamente le somme agevolabili.
È quindi importante conservare prospetti paga, CU e documentazione relativa alle retribuzioni percepite nel 2026, perché saranno questi dati a consentire di verificare l’importo sul quale applicare la tassazione agevolata.




