I Soldi Vanno ai Docenti Tutor della Scuola: Salta il Bonus Montagna Fino al 2028

Un bonus destinato a chi lavora nelle scuole di montagna viene messo in pausa per finanziare un’altra misura rivolta al personale scolastico. È una delle novità contenute nel decreto Scuola, entrato ufficialmente in vigore dal 1° ottobre. Al posto del finanziamento previsto per il bonus montagna, arrivano infatti risorse per sostenere tutor e attività di orientamento nelle scuole. Una scelta che il ministero dell’Istruzione giustifica con un motivo preciso: senza questo spostamento, quei soldi rischiavano di non poter essere utilizzati.

Il decreto Scuola sospende il bonus montagna: cosa succede

Il decreto Scuola interviene sull’agevolazione destinata al personale che lavora nelle scuole situate nei territori montani. Il cosiddetto bonus montagna era stato pensato per rendere più conveniente per docenti e altri lavoratori della scuola trasferirsi e prestare servizio in aree considerate più difficili da raggiungere o dove è più complicato trovare personale.

L’agevolazione è disciplinata dall’articolo 7 della legge del 12 settembre 2025, n. 131, recante disposizioni per il riconoscimento e la promozione delle zone montane. Consiste in un credito d’imposta legato alle spese per l’affitto o per il mutuo della casa sostenute dal personale della scuola che rispetta i requisiti previsti. L’obiettivo era quindi abbastanza semplice: aiutare economicamente chi accetta di lavorare in una scuola di montagna, riducendo il peso dei costi legati alla casa.

La misura era prevista a partire dal 2025. Con il nuovo decreto, però, il credito resta operativo per il 2025, viene sospeso per 2026 e 2027 e dovrebbe tornare dal 2028.

I soldi del bonus montagna vanno ai docenti tutor

Ed è qui che arriva il cambio di destinazione delle risorse. Per il 2026 e il 2027 erano previsti complessivamente 40 milioni di euro, 20 milioni per ciascun anno, collegati al credito d’imposta per il personale delle scuole di montagna.

Il decreto Scuola, però, cambia rotta: come sancito dall’articolo 2, queste risorse serviranno per finanziare le attività di tutoraggio e orientamento. Nel dettaglio, il decreto prevede 30 milioni di euro nel 2026 e 40 milioni nel 2027 per queste attività.

Non si tratta quindi semplicemente della cancellazione di una voce di spesa: il decreto sposta il denaro verso un’altra esigenza della scuola.

La conseguenza, però, è chiara: per il momento il personale che avrebbe potuto beneficiare del bonus montagna non potrà contare sul credito d’imposta per il 2026 e il 2027.

Perché lo stop: la spiegazione del Ministero dell’Istruzione

La decisione viene motivata dal ministero con una questione legata ai tempi necessari per rendere concretamente operativo il bonus. Per utilizzare le risorse destinate alle scuole di montagna erano infatti necessari alcuni provvedimenti attuativi, compreso un Dpcm per individuare i Comuni interessati.

Secondo la spiegazione fornita dal ministero dell’Istruzione, non essendo ancora stato approvato uno dei provvedimenti necessari, i 20 milioni previsti per il 2026 rischiavano di rimanere inutilizzati. Da qui la scelta di spostare le risorse sul tutoraggio e sull’orientamento, evitando, secondo il ministero, che gli stanziamenti andassero persi.

“In assenza del DPCM, le risorse allocate per tale finalità per il 2026 sarebbero andate perse. Ecco perché il governo ha deciso di spostarle sul contrasto alla dispersione scolastica“, ha spiegato il ministero dell’Istruzione in una nota ufficiale in cui respinge le accuse. “Non vi è alcuna volontà di cancellare il credito d’imposta né di abbandonare il sostegno ai docenti che scelgono di lavorare nelle scuole dei territori montani. È quindi sbagliato parlare di 40 milioni ‘tolti ai docenti di montagna’ o sostenere che il Governo abbia deciso di penalizzare le aree più svantaggiate” conclude il Ministero.

A chi sarebbe servito il bonus montagna

Il bonus nasce per affrontare uno dei problemi più delicati delle scuole situate nelle aree montane: rendere più conveniente lavorare in territori nei quali spesso è più difficile reperire e mantenere il personale.

Un docente che accetta un incarico in una zona montana può infatti trovarsi a dover sostenere costi importanti per trasferirsi, prendere una casa in affitto o pagare un mutuo. Il credito d’imposta nasce proprio per alleggerire queste spese e rendere economicamente più sostenibile la scelta di lavorare in queste zone.

La sospensione per due anni per finanziare le attività dei docenti tutor e di tutoraggio riporta quindi all’attenzione un problema più ampio: le risorse per la scuola sono limitate. Di conseguenza, quando uno stanziamento non riesce a diventare operativo nei tempi previsti, il governo può decidere di spostare quei fondi verso un’altra misura.

Per chi aspettava il bonus montagna, però, il risultato nell’immediato cambia poco: per il 2026 e il 2027 l’agevolazione è sospesa, mentre per tutor e orientamento arrivano le risorse che consentono di finanziare le nuove attività.