Pensioni 2026: Ufficiali i Nuovi Aumenti. Niente Conguaglio a Favore dei Pensionati

Il decreto pubblicato il 28 novembre dal Ministero dell’Economia chiude definitivamente il quadro della perequazione: conferma integralmente quanto stabilito dal decreto del 15 novembre 2024, cioè l’aumento delle pensioni dello 0,8% dal 1° gennaio 2025, senza alcun conguaglio da recuperare nel 2026.

Per il nuovo anno, invece, la percentuale di rivalutazione sale al 1,4% dal 1° gennaio 2026, valore che sarà applicato al lordo e poi modulato dal consueto sistema a fasce. Sullo sfondo, le simulazioni elaborate dallo Spi Cgil mostrano come questi incrementi restino molto contenuti una volta considerati Irpef e addizionali, con effetti tangibili ma ridotti sul potere d’acquisto.

Perequazione 2025 confermata: nessun ricalcolo

La decisione del 28 novembre è chiara: lo 0,8% previsto un anno prima viene confermato e diventa definitivo per tutte le pensioni.

Il meccanismo a fasce resta invariato: perequazione al 100% fino a quattro volte il minimo, al 90% tra quattro e cinque volte, al 75% oltre questa soglia. Sopra gli 8.500 euro annui l’Irpef torna a incidere, riducendo l’aumento effettivo.

Questa continuità evita i consueti conguagli di inizio anno e permette di mantenere stabile la base di calcolo per il 2026.

Rivalutazione 2026: scatta l’aumento dell’1,4%

Dal 1° gennaio 2026 l’indice di rivalutazione sale all’1,4%, anche questo soggetto alla ripartizione per fasce.

Il valore, più alto di quello del 2025, riflette l’andamento dell’inflazione dell’anno precedente. Tuttavia, come mostrano le simulazioni dello Spi Cgil, la crescita reale degli assegni rimane modesta, con scatti che raramente superano pochi euro al mese.

Il collegamento con il 2025 è diretto: la base rivalutata dello 0,8% diventa lo “zoccolo” su cui si applica il nuovo indice, garantendo continuità ma non un recupero pieno del potere d’acquisto.

Le simulazioni Spi Cgil: aumenti concreti molto bassi

Ecco gli incrementi stimati dal sindacato per il 2026 con il nuovo indice dell’1,4%:

Secondo Cgil e Spi questi aumenti «restano insufficienti» e vengono in parte assorbiti dall’Irpef, con un effetto reale che resta minimo per milioni di pensionati.