Negli ultimi anni Spagna e, più di recente, Portogallo hanno deciso di riconoscere per legge il congedo mestruale retribuito. Una scelta storica che mette finalmente al centro la salute mestruale e il diritto delle donne a non essere penalizzate quando il dolore diventa invalidante.
Mentre la penisola iberica si muove con passi concreti, in Italia il dibattito cresce e arrivano i primi segnali politici, locali e individuali, che fanno pensare a un possibile cambiamento anche nel nostro Paese. Anche se molto lento.
La Spagna è il primo paese europeo con congedo mestruale retribuito
Nel 2023 la Spagna è diventata il primo paese dell’Unione Europea a introdurre per legge il congedo mestruale retribuito.
Il congedo è dedicato a chi soffre di mestruazioni dolorose e invalidanti, causate da condizioni cliniche come endometriosi o altre patologie similari. Pertanto, per usufruirne è necessario un certificato medico che attesti la condizione dolorosa o invalidante.
Secondo i dati del governo riportati dal Guardian, nei primi 11 mesi la misura è stata utilizzata 1.559 volte, con una media di circa 3,03 giorni di congedo per ogni episodio. Ogni giorno, in media 4,75 persone hanno usufruito del congedo.
Tuttavia, l’adozione è risultata modesta: molti dibattono se questo modello basti a garantire realmente tutela o se resti un diritto quasi simbolico.
Quest’anno lo ha introdotto il Portogallo
Dopo la Spagna, è stato il Portogallo a rompere un tabù: nel 2025 ha approvato una legge che riconosce il congedo mestruale retribuito per lavoratrici e studentesse affette da patologie croniche quali endometriosi o adenomiosi.
La legge prevede fino a tre giorni di assenza al mese, retribuiti, senza penalizzazioni economiche né accademiche. A differenza della Spagna, non è richiesta una certificazione medica ogni mese: basta una diagnosi clinica di endometriosi o adenomiosi.
La stessa legge ha introdotto anche un accesso gratuito a diagnosi e terapie, rimborso farmaci e, in alcuni casi, possibilità di crioconservazione ovociti per le pazienti con indicazione clinica.
E in Italia? Manca ancora una legge nazionale
In Italia non esiste ancora una normativa nazionale che riconosca il congedo mestruale retribuito.
Tuttavia, a fine ottobre 2025 il Consiglio Regionale della Liguria ha approvato all’unanimità una mozione — presentata da Stefano Giordano (Movimento 5 Stelle) — con la quale si impegna la Giunta a promuovere, presso la Conferenza Stato-Regioni, l’introduzione di una normativa nazionale che riconosca il diritto al congedo mestruale retribuito per le lavoratrici affette da endometriosi o adenomiosi, su presentazione di certificato medico.
Tra le proposte, ci sono anche misure di welfare aziendale e contrattuale, come la flessibilità oraria o la possibilità di smart working per tutelare il benessere psicofisico delle donne in questi casi.
In attesa di una legge nazionale, anche alcune istituzioni scolastiche e realtà private in Italia si sono mosse in autonomia, concedendo giorni di assenza giustificata a studentesse o lavoratrici che soffrono di dolori mestruali invalidanti.




