Negli ultimi anni il sistema IRPEF è stato oggetto di diversi interventi con l’obiettivo di ridurre il carico fiscale. Tuttavia i benefici non sono stati distribuiti nello stesso momento per tutte le fasce di reddito. Per questo motivo molti pensionati con redditi più bassi non vedono oggi il nuovo taglio Irpef da circa 440 euro annui. Non lo vedono nel cedolino di aprile, e neppure da marzo, cioè da quando è iniziata la sua applicazione. Vediamo perchè.
Come è cambiato il sistema IRPEF
Fino al 2023 l’IRPEF era articolata su quattro scaglioni, con aliquote progressive dal 23% al 43%.
Dal 1° gennaio 2024, con la prima fase della riforma fiscale, il sistema è stato semplificato riducendo gli scaglioni a tre. In particolare è stata eliminata l’aliquota del 25% ed è stato esteso il 23% fino a 28.000 euro di reddito annuo.
Questo intervento ha determinato un primo alleggerimento fiscale proprio per i redditi più bassi, cioè quelli compresi tra 15.000 e 28.000 euro.
Il nuovo taglio Irpef dal 2026
Successivamente la riforma è proseguita. Dal 2026 l’aliquota applicata alla fascia di reddito compresa tra 28.000 e 50.000 euro annui è stata ridotta dal 35% al 33%.
Questo taglio comporta un vantaggio che può arrivare fino a circa 440 euro all’anno, ma riguarda esclusivamente i redditi che superano la soglia dei 28.000 euro.
Perché molti pensionati non ricevono il beneficio
I pensionati che si collocano sotto i 28.000 euro annui non rientrano nel nuovo intervento perché appartengono allo scaglione inferiore.
Ma soprattutto c’è un elemento centrale: questa fascia ha già beneficiato della riduzione fiscale nel 2024, quando l’aliquota è stata abbassata dal 25% al 23%.
In altre parole, il vantaggio per questi pensionati è arrivato prima, mentre il nuovo taglio del 2026 è stato pensato per i redditi immediatamente superiori.
Attenzione al calcolo dell’Irpef nel cedolino
Va inoltre considerato un aspetto tecnico spesso poco chiaro. L’INPS applica le aliquote IRPEF sulla base del reddito presunto annuo, costruito a partire dai dati disponibili, generalmente riferiti all’anno precedente.
Questo significa che l’imposta trattenuta durante l’anno è solo una stima. Il calcolo definitivo avviene con il conguaglio fiscale, quando vengono considerati tutti i redditi percepiti.
Se il pensionato ha altri redditi (ad esempio da lavoro, affitti o altri compensi), l’imposta reale può risultare diversa da quella applicata mese per mese nel cedolino.




