Pensioni Aprile: Visibile l’Integrazione al Minimo. Chi la Prende Subito e Chi Deve Aspettare

Stanno emergendo nei cedolini di aprile 2026, visibili gradualmente da venerdì 22 marzo, le prime applicazioni dell’integrazione al trattamento minimo per una platea finora esclusa.

Si tratta dei titolari di assegno ordinario di invalidità liquidato interamente con il sistema contributivo. La novità nasce dalla sentenza n. 94 del 3 luglio 2025 della Corte costituzionale ed è stata recepita dall’INPS con la circolare n. 20 del 25 febbraio 2026. Proprio per questo, non tutti vedranno subito l’aumento: l’Istituto sta procedendo in modo graduale. 

Chi vede già l’integrazione nel cedolino di aprile

Nei cedolini di aprile la somma può comparire già per chi ha un assegno ordinario di invalidità contributivo puro, un importo inferiore al minimo e una posizione reddituale già disponibile per l’INPS. In questi casi l’Istituto può applicare direttamente l’aumento. Secondo le anticipazioni di TuttoLavoro24.it, i primi assegni interessati possono arrivare fino a circa 612 euro, proprio grazie all’integrazione al minimo. 

Chi ha diritto all’aumento

Il diritto riguarda i titolari di AOI calcolato interamente col sistema contributivo, compresi anche i soggetti che hanno esercitato l’opzione contributiva o che percepiscono la prestazione nella Gestione separata. Tuttavia l’integrazione non spetta automaticamente a tutti: resta subordinata ai limiti di reddito previsti dalla normativa sul trattamento minimo. Se i redditi superano le soglie, l’aumento non viene riconosciuto oppure si perde. Ecco perchè è importante presentare il Modello RED (con cui vengono comunicati i redditi).

Chi la prenderà nei prossimi mesi

Ed è qui che si concentra il punto più importante per molti pensionati. Chi oggi non vede nulla nel cedolino non è detto che sia escluso. L’INPS ha chiarito che la nuova disciplina si applica dal 1° agosto 2025, ma solo se sono stati comunicati i redditi rilevanti. In mancanza di questi dati, serve una domanda di ricostituzione reddituale. Per questo molti pensionati riceveranno l’integrazione più avanti, dopo riesami, ricostituzioni e aggiornamenti delle posizioni. 

Cosa succede quando l’assegno diventa pensione di vecchiaia

C’è poi un altro passaggio da chiarire. L’assegno ordinario di invalidità, al raggiungimento dei requisiti, si trasforma in pensione di vecchiaia (al raggiungimento dell’età pensionabile). In quel momento, per le pensioni interamente contributive, non nasce un nuovo diritto all’integrazione al minimo. L’INPS precisa però che l’importo della pensione trasformata non può essere inferiore a quello dell’assegno percepito prima della trasformazione, al netto dell’eventuale integrazione.