Aumento della Disoccupazione Agricola INPS? Cosa è Cambiato Dopo Un Anno

Per molti braccianti l’aumento della disoccupazione agricola sembrava ormai vicino. La proposta presentata nel marzo 2025 prometteva di alzare gli importi già dal 2026, portandoli progressivamente fino al 75% della retribuzione. Ma a distanza di un anno, tra attese e rinvii, la realtà è diversa.

Vediamo cosa prevede davvero la riforma e perché, almeno per ora, non è cambiato nulla.

La proposta: aumentare l’indennità per gli operai agricoli

La proposta di legge n. 2326 presentata il 27 marzo 2025 alla Camera dei Deputati nasce con un obiettivo preciso: ridurre la differenza tra la disoccupazione agricola e quella degli altri lavoratori.

Oggi infatti esiste una disparità importante:

  • per gli operai agricoli, l’importo dell’indennità di disoccupazione è circa il 40% della retribuzione di riferimento;
  • la NASpI, che spetta invece ai disoccupati non agricoli, arriva fino al 75% della retribuzione di riferimento.

L’idea alla base della proposta a firma di numerosi parlamentari del PD è semplice: rendere il sistema più equo, considerando anche il peso del settore agricolo nell’economia italiana e il numero elevato di lavoratori coinvolti.

Gli aumenti previsti sulla disoccupazione agricola: fino al 75%

La proposta di legge, all’articolo 1, intende modificare il comma 55 dell’articolo 1 della legge n. 247 del 2007 per aumentare progressivamente l’indennità di disoccupazione agricola e avvicinarla agli standard degli altri lavoratori.

L’incremento avverrebbe in tre fasi:

  1. dal 1° gennaio 2025 nella misura del 55 per cento della retribuzione;
  2. dal 1° gennaio 2026 nella misura del 65 per cento della retribuzione;
  3. dal 1° gennaio 2027 nella misura del 75 per cento della retribuzione.

Se fosse stata approvata, già nel 2026 ci sarebbe stato un aumento concreto degli importi.

A un anno di distanza tutto fermo

A distanza di un anno, però, la proposta non è stata approvata.

Il 28 aprile 2025 è stata assegnata in sede referente alla XI Commissione (Lavoro pubblico e privato) della Camera dei Deputati. Poi è passata in commissione per i pareri delle Commissioni I (Affari costituzionali), V (Bilancio e Tesoro) e XIII (Agricoltura), a testimonianza della rilevanza trasversale del provvedimento.

Ancora deve essere discussa, votata e, infine, approvata da entrambe le Camere.

Se uno di questi passaggi si blocca, tutto resta fermo. Ed è esattamente quello che è successo finora. La proposta di legge, infatti, per adesso resta tale, senza aver quindi prodotto effetti concreti.

Cosa succede nel 2026: nessun aumento della disoccupazione agricola

Per il 2026, quindi, non cambia nulla. L’indennità di disoccupazione agricola continua a essere calcolata al 40% della retribuzione, secondo le regole attuali. Gli aumenti al 55% o al 65% non sono entrati in vigore.

Il tema comunque resta centrale perché riguarda centinaia di migliaia di lavoratori, spesso con contratti stagionali alternati a periodi di inattività. L’idea di aumentare l’indennità nasce proprio da qui:

  • compensare meglio i periodi senza lavoro,
  • ridurre le differenze con altri settori,
  • sostenere un comparto fondamentale del Made in Italy.