Statali, Prima Rata TFS/TFR in 9 Mesi Solo per Pochi: Tutti gli Esclusi

La nuova circolare INPS sul TFS riaccende il dibattito tra i lavoratori pubblici. Se da un lato arriva una riduzione dei tempi di pagamento, dall’altro restano esclusi molti dipendenti e le criticità non mancano.

Non a caso, diversi sindacati hanno già espresso perplessità, sottolineando come il cambiamento sia limitato e non risolva davvero il problema dei ritardi. Vediamo meglio.

TFS/TFR più veloce: cosa prevede la circolare INPS

Con la circolare n. 30 del 27 marzo 2026, l’INPS ha fatto il punto sulle nuove regole di pagamento del TFS (trattamento di fine servizio) e del TFR (trattamento di fine rapporto) per i dipendenti pubblici, recependo le modifiche della Legge di Bilancio 2026.

La novità principale riguarda i tempi: il pagamento della prima rata passa da 12 a 9 mesi, ma non per tutti.

Questa riduzione scatterà solo per chi maturerà i requisiti pensionistici a partire dal 2027.

Chi beneficia davvero della riduzione dei tempi

Il taglio dei tempi riguarda esclusivamente chi va in pensione:

  • per limiti di età,
  • oppure per collocamento a riposo d’ufficio.

In questi casi, l’attesa per ricevere il TFS sarà leggermente più breve rispetto al passato. Si tratta però di una platea limitata, e questo è uno dei motivi principali delle critiche.

Pagamento TFS anticipato, chi resta escluso

Per molti lavoratori, infatti, non cambia nulla. Restano in vigore i tempi più lunghi per chi lascia il lavoro:

  • con dimissioni volontarie,
  • con pensione anticipata,
  • alla scadenza di un contratto.

In queste situazioni continuano ad applicarsi i tempi più lunghi già previsti, e possono trascorrere anche 24 mesi prima del pagamento. Non se la passano meglio i lavoratori della scuola, chi raggiunge quota 100 e per i casi di cumulo contributivo: per loro il TFS/TFR può arrivare anche molto dopo la cessazione dal servizio.

Rateizzazione: come viene pagato il Trattamento

La circolare conferma anche il meccanismo di pagamento a rate. In particolare:

  • fino a 50.000 euro si riceve tutto in un’unica soluzione;
  • oltre questa soglia, il TFS viene diviso in due o tre rate annuali.

Le rate successive arrivano a distanza di 12 mesi una dall’altra. Questo significa che, nei casi più elevati, il pagamento completo può richiedere diversi anni.

Le critiche dei sindacati

Le prime reazioni non si sono fatte attendere. Diverse sigle sindacali hanno evidenziato come la circolare non introduca un vero cambiamento strutturale.

In particolare, viene sottolineato che:

  • la riduzione a 9 mesi riguarda solo pochi casi,
  • la maggior parte dei lavoratori continua ad aspettare anni,
  • restano penalizzate intere categorie del pubblico impiego.

Secondo queste posizioni, si tratta più di un riordino delle regole che di una vera riforma. “Si tratta quindi di un intervento limitato sia sotto il profilo temporale sia sotto quello applicativo, che non incide sulla gran parte delle situazioni concrete, in particolare su quelle che riguardano il Comparto Sicurezza” denuncia il SIAP (Sindacato Italiano Appartenenti Polizia). Anche per USAMI (Sindacato dell’Aeronautica), la circolare INPS “rappresenta un passo avanti sul piano della chiarezza normativa, ma non risolve del tutto le criticità strutturali“.

Pagamento TFS/TFR, il vero problema resta l’attesa

Al di là delle novità, il nodo centrale resta lo stesso: i tempi di pagamento del TFS o del TFR continuano a essere lunghi e differenziati.

Chi va in pensione anticipata o lascia volontariamente il lavoro, ad esempio, non beneficia di alcun miglioramento concreto. E anche nei casi più favorevoli, bisognerà comunque attendere il 2027 per vedere i primi effetti.