Metalmeccanici: Obiettivo 200 Euro di Aumento su 4 Anni

Metalmeccanici

Con la riunione del 24 aprile scorso è entrata nel vivo della trattativa per il rinnovo del CCNL Unionmeccanica-Confapi, con il confronto che ora si concentra soprattutto sugli aumenti salariali per il biennio 2027-2028, considerato che Fim-Fiom-Uilm hanno sottoscritto con la controparte, che rappresenta le piccole medie industrie del settore, la partita economica per il periodo 2025-2026 (+ 100 euro al 5° livello).

Sindacati e parte datoriale hanno quindi iniziano a misurarsi sulle nuove richieste, in un contesto ancora segnato dall’incertezza sull’inflazione.

La richiesta dei sindacati: almeno 100 euro sui minimi

Durante l’ultima riunione a Milano, i 3 sindacati hanno ribadito una posizione chiara. L’aumento dei minimi retributivi non potrà essere inferiore a 100 euro per il 5° livello nel biennio 2027-2028. Così da ottenere complessivamente 200 euro di aumento per il quadriennio 2025-2028.

Una richiesta che non arriva per caso. I sindacati sottolineano come questa cifra sia coerente con quanto già definito nell’accordo del 24 luglio 2025 per il biennio precedente (quello sui 100 euro di acconto già in erogazione). In altre parole, si punta a dare continuità agli incrementi salariali, evitando arretramenti sul potere d’acquisto.

Allo stesso tempo, le organizzazioni sindacali hanno aperto a un confronto su un possibile riallineamento dei minimi. Attualmente, infatti, il contratto Unionmeccanica registra valori superiori di circa 37 euro rispetto ad altri contratti metalmeccanici di riferimento, cioè rispetto al CCNL Federmeccanica-Assistal.

La proposta delle imprese: rinvio al 2028 e welfare a 250 euro

Dall’altra parte del tavolo, Unionmeccanica non ha chiuso del tutto alla richiesta dei 100 euro, ma ha avanzato una proposta alternativa. L’idea è quella di rinviare al 2028 la decorrenza degli aumenti, spostandoli dall’estate all’autunno.

Una modifica solo temporale, ma con effetti concreti (e negativi per il salario dei lavoratori): verrebbe così abbassato il montante complessivo degli aumenti, considerato troppo elevato rispetto ad altri contratti del settore.

In cambio, le imprese hanno messo sul piatto un incremento dei flexible benefit. Si passerebbe dagli attuali 200 euro annui a 250 euro, quindi con un aumento di 50 euro l’anno in welfare aziendale. Come già ottenuto dai lavoratori dipendenti dell’Industria con l’accordo del 22 novembre 2025, che hanno visto l’erogazione del welfare a marzo 2026.

Nodo perequativo e prossima data del confronto

La proposta datoriale, però, non ha convinto Fim, Fiom e Uilm. Secondo i sindacati, lo slittamento degli aumenti comporterebbe una perdita economica significativa, soprattutto in uno scenario di possibile inflazione elevata.

Non solo. Le organizzazioni hanno anche chiesto di migliorare la norma sull’elemento perequativo, in particolare per i lavoratori senza contrattazione aziendale. Su questo punto, però, Unionmeccanica ha espresso una posizione di chiusura.

La trattativa resta quindi aperta e aggiornata al 5 maggio a Milano, fanno sapere i tre sindacati.