Statali, Più Soldi durante le Ferie: Indennità, Buoni Pasto e Turni pagati in Vacanza

Le recenti sentenze della Corte d’Appello di Roma e Torino, insieme all’ordinanza n. 5051/2026 della Cassazione, stanno aprendo una nuova fase sul tema della cosiddetta “retribuzione feriale piena” nel pubblico impiego. Secondo i giudici, infatti, durante ferie e festività soppresse il lavoratore non deve subire penalizzazioni economiche rispetto alla normale attività lavorativa.

Il principio nasce dall’applicazione della Direttiva Europea 2003/88/CE e punta a garantire che il diritto al riposo non venga scoraggiato da una busta paga più bassa. Per questo motivo le indennità strettamente collegate alle mansioni svolte abitualmente devono continuare a essere riconosciute anche durante le ferie.

Indennità di turno e compensi accessori dentro la retribuzione feriale

Le pronunce riguardano in particolare indennità di turno, maggiorazioni per lavoro notturno e festivo, oltre ad altre voci accessorie considerate parte integrante della retribuzione ordinaria. Nei casi esaminati dai tribunali italiani, alcuni lavoratori della sanità pubblica – assistiti da Uil Fpl hanno ottenuto il riconoscimento di arretrati fino a quasi 1.900 euro per le differenze retributive maturate negli ultimi cinque anni.

Come evidenziato anche dal quotidiano Il Messaggero in edicola il 25 maggio, questo orientamento potrebbe ora obbligare tutte le pubbliche amministrazioni ad adeguare le buste paga dei dipendenti pubblici, riconoscendo correttamente le voci retributive durante i periodi di ferie.

Il principio, inoltre, appare destinato ad avere effetti ben più ampi del solo pubblico impiego. La giurisprudenza richiama infatti il concetto secondo cui ogni compenso collegato in modo stabile alle mansioni svolte dovrebbe entrare nella retribuzione feriale. Un orientamento che potrebbe interessare in prospettiva anche i lavoratori dei comparti del settore privato.

USB si muove per fermare la prescrizione e recuperare gli arretrati

Sul piano sindacale, però, al momento si sta muovendo concretamente soltanto la USB Pubblico Impiego. Il sindacato ha avviato una campagna invitando lavoratori e pensionati del settore pubblico a interrompere la prescrizione e a chiedere il rimborso delle somme non riconosciute fino a cinque anni indietro.

La USB sostiene che nella “retribuzione feriale piena” possano rientrare non solo le indennità di turno e compensative, ma anche i buoni pasto durante ferie e festività soppresse. Per questo ha predisposto il modello “DRP26 – Diritto Retribuzione Piena”, da inviare via PEC alle amministrazioni oppure da protocollare negli uffici del personale.

Per gli iscritti è stato anche attivato un servizio dedicato di invio PEC tramite il sindacato.