Permessi Legge 104, Chi Fa i Controlli? Ecco Come Avvengono le Verifiche

I permessi retribuiti previsti dalla Legge 104 consentono ai lavoratori di assistere un familiare con disabilità grave o, nei casi previsti, di far fronte alle proprie esigenze connesse alla condizione di handicap. Proprio perché si tratta di un beneficio economico finanziato dal sistema previdenziale, il loro utilizzo può essere sottoposto a controlli quando emergono sospetti di abuso.

Ma chi verifica se le tre giornate di permesso mensili vengono utilizzate correttamente? È l’INPS oppure il datore di lavoro?

I controlli partono quasi sempre dall’azienda

Nella maggior parte dei casi è il datore di lavoro ad avviare le verifiche. Se l’azienda rileva circostanze sospette – ad esempio assenze ricorrenti in particolari giorni della settimana, segnalazioni interne o altri elementi che facciano dubitare del corretto utilizzo dei permessi – può affidare l’incarico a un’agenzia investigativa privata.

Gli investigatori possono seguire il lavoratore nei luoghi pubblici, raccogliere fotografie e filmati e documentare eventuali comportamenti incompatibili con la finalità assistenziale del permesso. La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 6468 del 12 marzo 2024, ha ribadito che tali controlli sono legittimi quando sono finalizzati ad accertare una possibile condotta fraudolenta e non a vigilare sull’ordinaria prestazione lavorativa.

Il ruolo dell’INPS

L’INPS svolge invece un’attività diversa. L’Istituto verifica la sussistenza dei requisiti amministrativi e sanitari necessari per ottenere i permessi, controlla la documentazione e può procedere al recupero delle somme eventualmente percepite senza averne diritto.

Di norma, però, non è l’INPS a effettuare controlli investigativi sul lavoratore durante la fruizione dei permessi. Le contestazioni più frequenti nascono proprio dalle verifiche promosse dal datore di lavoro. Anche se il soggetto che sostiene il costo delle ore di permesso è INPS. Il datore di lavoro è invece tenuto ad anticiparne l’importo in busta paga.

In pratica il meccanismo funziona così:

  • Il lavoratore percepisce la normale retribuzione per le ore o i giorni di permesso.
  • Il datore di lavoro anticipa tale importo in busta paga (salvo alcune categorie particolari).
  • L’INPS rimborsa il datore di lavoro mediante conguaglio con i contributi dovuti attraverso il flusso UniEmens.

Cosa dice la Cassazione

Negli ultimi anni la Suprema Corte ha chiarito più volte quando si configura un abuso dei permessi della Legge 104.

Con l’ordinanza n. 24130 del 9 settembre 2024, la Cassazione ha precisato che il lavoratore non è tenuto a dedicare ogni istante della giornata esclusivamente all’assistenza del familiare. Lo svolgimento di alcune commissioni personali non comporta automaticamente un utilizzo illecito del permesso, purché l’assistenza resti la finalità prevalente della giornata.

Diversa è la situazione quando le indagini dimostrano che il permesso è stato utilizzato quasi esclusivamente per interessi personali, come shopping, attività ricreative o altre occupazioni del tutto estranee all’assistenza. In tali circostanze la Cassazione ha più volte confermato la legittimità del licenziamento disciplinare, ritenendo integrato un abuso del diritto.

Un ulteriore principio è stato affermato con l’ordinanza n. 23185 del 12 agosto 2025. In quel caso la Corte ha stabilito che il lavoratore che presta assistenza soprattutto durante la notte può legittimamente utilizzare parte della giornata di permesso per riposare, poiché il recupero delle energie è strettamente collegato all’attività di cura svolta nelle ore notturne.

La giurisprudenza, dunque, segue un criterio preciso: ciò che rileva non è il controllo minuto per minuto della giornata del lavoratore, ma la verifica che il permesso sia stato realmente utilizzato per garantire un’effettiva assistenza al familiare con disabilità e non per soddisfare esigenze esclusivamente personali.