Gli arretrati del nuovo CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027 stanno riservando diverse sorprese a docenti e personale ATA. Gli importi effettivamente elaborati da NoiPA, infatti, non sempre coincidono con quelli indicati nelle tabelle e nelle simulazioni pubblicate nelle scorse settimane.
In alcuni casi la cifra è superiore alle previsioni, mentre in altri il lavoratore trova un importo più basso. Questo non significa necessariamente che NoiPA abbia commesso un errore.
Le tabelle consentono di stimare quanto spetta a un lavoratore con una determinata qualifica e fascia stipendiale, ma non possono ricostruire tutte le variabili presenti sulla singola partita stipendiale.
Ore eccedenti, part-time, Fondo Espero, scioperi, sospensioni dal servizio e riduzioni di assegni possono modificare il risultato finale. Per capire se gli arretrati sono corretti bisogna quindi guardare la situazione individuale e non limitarsi a confrontare il totale con una tabella.
Ore eccedenti: gli arretrati possono essere più alti
Una delle sorprese positive riguarda chi ha percepito ore eccedenti collegate alla propria posizione retributiva.
Quando l’aumento contrattuale modifica la base economica utilizzata per determinare una determinata voce retributiva, NoiPA deve ricalcolare anche le differenze maturate nel periodo interessato.
Di conseguenza, il lavoratore potrebbe ricevere non soltanto gli arretrati derivanti dall’incremento dello stipendio tabellare, ma anche ulteriori differenze sulle competenze interessate dal nuovo valore retributivo.
È uno dei motivi per cui alcuni docenti possono trovare una cifra superiore rispetto a quella riportata nelle simulazioni standard.
La tabella fotografa infatti una posizione teorica. NoiPA, invece, lavora sulla storia stipendiale effettiva del singolo dipendente.
Fondo Espero: una parte dell’aumento non arriva nel netto
La situazione opposta può presentarsi per gli aderenti al Fondo Espero.
La contribuzione al fondo pensione complementare viene determinata in percentuale sulle voci retributive previste dalla disciplina del Fondo. La contribuzione base a carico del lavoratore è dell’1%, ma l’aderente può aver scelto una percentuale superiore.
Quando aumenta la retribuzione utile, quindi, aumenta anche la somma destinata alla previdenza complementare.
Questo significa che una parte delle differenze contrattuali non viene materialmente percepita nel netto, perché viene destinata alla posizione previdenziale individuale del lavoratore.
Più elevata è la percentuale contributiva scelta, maggiore può essere la differenza rispetto alla simulazione effettuata senza considerare Espero.
Il denaro, naturalmente, non è perso: viene accantonato nel fondo pensione del dipendente. Ma il risultato immediato è un netto degli arretrati inferiore rispetto a quello di un collega con una posizione altrimenti identica che non abbia la medesima trattenuta previdenziale.
Part-time, scioperi e sospensioni cambiano il calcolo
Un’altra ragione delle differenze riguarda il servizio effettivamente retribuito nel periodo oggetto degli arretrati.
Un lavoratore in part-time non può essere confrontato automaticamente con una tabella costruita su un rapporto di lavoro a tempo pieno.
Lo stesso principio riguarda i periodi nei quali la retribuzione è stata ridotta o non è spettata.
Tra le situazioni che possono incidere sul calcolo troviamo:
- rapporto di lavoro part-time;
- giornate di sciopero;
- periodi di sospensione dal servizio senza retribuzione;
- assenze che comportano una riduzione dello stipendio;
- Aliquote medie irpef differenti;
Per questo due dipendenti appartenenti alla stessa fascia stipendiale possono ricevere arretrati differenti.
Assegni riassorbibili: l’aumento può ridurre un’altra voce
Un caso ancora più particolare riguarda i dipendenti che percepiscono assegni personali riassorbibili.
L’aumento dello stipendio tabellare non sempre si traduce, in questi casi, in un incremento dello stesso importo della retribuzione complessiva.
Se l’assegno è riassorbibile, l’aumento contrattuale può infatti determinare una riduzione dell’assegno personale.
Il risultato è semplice: da una parte aumenta lo stipendio tabellare, dall’altra diminuisce una voce già presente sul cedolino.
In determinate situazioni l’effetto può essere particolarmente evidente anche sugli arretrati, perché NoiPA deve ricostruire contemporaneamente l’aumento contrattuale e il riassorbimento spettante per ciascun mese.
È quindi sbagliato prendere l’importo lordo dell’aumento mensile e moltiplicarlo semplicemente per il numero dei mesi arretrati.
Come capire se gli arretrati NoiPA sono corretti
Le tabelle pubblicate nelle settimane precedenti rimangono utili, ma devono essere considerate stime riferite a situazioni standard.
Per effettuare un controllo serio bisogna partire dal dettaglio dell’elaborazione NoiPA e confrontare le singole voci.
La domanda corretta non è quindi: «Perché non ho ricevuto esattamente la cifra indicata nella tabella?», ma piuttosto: «Quali elementi della mia posizione stipendiale hanno modificato il calcolo?».
Particolare attenzione deve essere prestata da chi ha avuto variazioni durante il periodo interessato dal contratto.
Una differenza di alcune decine o centinaia di euro rispetto alle simulazioni non dimostra, da sola, l’esistenza di un errore.
Se invece non risultano part-time, assenze, scioperi, assegni riassorbibili, contribuzioni aggiuntive o altre variazioni capaci di spiegare lo scostamento, allora diventa opportuno approfondire il calcolo.
Arretrati Scuola: perché l’importo può cambiare

Il dato più importante da ricordare è quindi uno: non esiste un arretrato identico per tutti i lavoratori appartenenti alla stessa fascia.
Le tabelle pubblicate consentono di avere un ordine di grandezza, ma il calcolo definitivo deve necessariamente tenere conto della storia stipendiale individuale.
Ecco perché qualcuno può trovare 100 o 200 euro in più rispetto alle previsioni e qualcun altro una cifra inferiore, pur appartenendo apparentemente alla stessa categoria.


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