Hai ancora PAR degli anni precedenti indicati nel cedolino? Quelle ore non si perdono automaticamente e non vengono nemmeno pagate subito.
Il contratto dei metalmeccanici dell’industria lascia infatti altro tempo per utilizzarle. I permessi rimasti dopo l’anno di maturazione entrano in un Conto ore individuale per altri 24 mesi. Se alla fine risultano ancora ore accantonate, arriva la liquidazione economica.
Lo prevede il CCNL per l’industria metalmeccanica privata e l’installazione di impianti, rinnovato il 22 novembre 2025 da Federmeccanica e Assistal con Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil.
Cosa succede ai PAR che non utilizzi
Per la generalità dei lavoratori con orario normale di 40 ore settimanali, escluso il settore siderurgico che segue una disciplina specifica, il contratto riconosce 13 PAR da 8 ore, pari a 104 ore all’anno.
Se a fine anno restano permessi non utilizzati, il lavoratore non li perde.
Il CCNL trasferisce quelle ore in un Conto ore individuale per ulteriori 24 mesi, durante i quali il dipendente può ancora utilizzarle secondo le regole previste dal contratto.
La monetizzazione arriva quindi solo alla fine del percorso, se restano ancora ore disponibili.
Nel secondo anno l’azienda può chiedere di utilizzare i PAR
Il rinnovo introduce anche una procedura per evitare che i permessi arrivino inutilizzati alla scadenza.
Entro il primo trimestre del secondo anno del Conto ore, l’azienda può chiedere al dipendente di programmare i PAR che scadranno durante quell’anno, specificando il numero delle ore interessate.
Il lavoratore deve programmare entro il 30 giugno quando intende utilizzarli entro la fine dell’anno, se non lo fa, l’azienda può organizzare la fruizione di quelle ore nei 6 mesi rimanenti.
L’obiettivo è quindi favorire prima l’utilizzo effettivo dei permessi e lasciare il pagamento come soluzione finale.
Quando arrivano i PAR in busta paga
Se, terminati i 24 mesi del Conto ore, restano ancora permessi accantonati, il CCNL prevede la loro liquidazione.
L’azienda calcola il pagamento utilizzando la retribuzione in vigore al momento della scadenza.
I PAR residui vengono pagati in base alla retribuzione in vigore alla scadenza del Conto ore. Se nel frattempo la paga è aumentata, il valore delle ore sarà calcolato sullo stipendio aggiornato
PAR e ferie non sono la stessa cosa
I PAR seguono regole diverse dalle ferie.
I Permessi Annui Retribuiti possono confluire nel Conto ore e, dopo il periodo previsto, arrivare alla liquidazione economica.
Le ferie rispondono invece anche alle norme sul diritto al riposo e non seguono automaticamente questo stesso percorso.
Per questo nel cedolino conviene distinguere sempre PAR residui e ferie residue.
Voci da controllare nel cedolino
Chi vede ancora molte ore di PAR accumulate può controllare quante ne restano e soprattutto a quale anno risalgono.
L’anno di maturazione permette di capire a che punto si trova il periodo di utilizzo e se quelle ore si stanno avvicinando alla scadenza del Conto ore.
In sintesi, i vecchi PAR non spariscono e non finiscono subito in busta paga: il contratto concede prima altri 24 mesi per utilizzarli. Solo le ore che restano ancora accantonate alla fine di questo periodo vengono liquidate con la retribuzione vigente al momento della scadenza.


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