L’Assegno di Inclusione non è soltanto il contributo economico caricato ogni mese sulla Carta di Inclusione. Per alcuni beneficiari può diventare il punto di partenza di un percorso molto più ampio, che coinvolge servizi sociali, assistenza personale, formazione e, quando le condizioni lo consentono, politiche per l’ingresso o il ritorno nel mondo del lavoro.
A mostrarlo concretamente è il Ministero del Lavoro attraverso le “Storie dal territorio”, dove viene raccontata l’esperienza di Francesco, nome di fantasia, 43 anni, beneficiario ADI seguito dai servizi sociali del Comune di Potenza.
Dall’ADI alla presa in carico dei servizi sociali
Francesco è una persona con disabilità che vive insieme alla madre, la quale non riesce più a sostenerlo completamente nella gestione delle attività quotidiane.
La risposta non si è quindi limitata all’erogazione dell’Assegno di Inclusione. I servizi territoriali hanno costituito un’équipe multidisciplinare che, insieme all’amministratrice di sostegno, ha individuato gli interventi necessari per aumentare progressivamente la sua autonomia.
È stato attivato anche il Progetto di Vita Indipendente. Francesco può così ricevere l’aiuto di un operatore domiciliare per organizzare gli spazi domestici, affrontare le attività quotidiane e sviluppare maggiormente le proprie autonomie personali.
L’ADI, in questo quadro, continua a garantire il sostegno economico necessario per contribuire alle spese e alle esigenze della vita quotidiana.
Può scattare anche il percorso verso il lavoro
La presa in carico può però andare oltre l’assistenza. Nel caso raccontato dal Ministero entra in gioco anche il Programma GOL – Garanzia Occupabilità dei Lavoratori della Regione Basilicata.
Per Francesco è prevista l’attivazione di un corso di formazione come pasticcere, pensato per permettergli di acquisire competenze e avvicinarsi gradualmente al mercato del lavoro.
Non significa che tutti i beneficiari ADI debbano necessariamente seguire lo stesso percorso. È proprio la personalizzazione l’elemento centrale: gli interventi vengono individuati sulla base della situazione e delle potenzialità della singola persona.
Calderone: l’ADI non è solo un assegno
Su questo punto è intervenuta anche la ministra del Lavoro Marina Calderone. L’obiettivo dell’ADI, ha spiegato, non è limitarsi al trasferimento economico, ma costruire con il nucleo familiare un progetto personalizzato, integrando, quando necessario, sostegno, servizi e strumenti di attivazione.
Il caso di Francesco mostra quindi cosa può significare concretamente la “presa in carico”: non una semplice verifica dei requisiti per continuare a ricevere la ricarica, ma la possibilità di mettere insieme interventi sociali, autonomia abitativa e personale, formazione e opportunità lavorative.

