Assegno di Inclusione, Domanda di Rinnovo Respinta: Cosa Controllare Prima di Fare Ricorso

Per molte famiglie agosto è stato il mese della domanda di rinnovo dell’Assegno di Inclusione. Si tratta dei nuclei che a luglio hanno ricevuto l’ultima rata e che, dal 1° agosto, hanno potuto presentare la nuova richiesta per continuare a ricevere il sostegno. L’INPS è quindi alle prese con le verifiche sulle domande arrivate nelle ultime settimane.

Per ottenere il rinnovo, però, non basta aver ricevuto regolarmente l’AdI fino a luglio. I requisiti devono essere ancora presenti. Per questo, davanti a una domanda di rinnovo respinta, prima di pensare al ricorso è importante capire cosa non torna e verificare se la propria situazione familiare, economica e patrimoniale rispetta ancora le condizioni richieste.

Domanda di rinnovo Assegno di Inclusione respinta: perché può succedere

Il rinnovo dell’Assegno di Inclusione non è automatico. Anche dopo aver ricevuto il beneficio per 18 mesi, il nucleo deve presentare una nuova domanda e superare nuovamente i controlli previsti.

Dal 2026 è cambiata una regola importante: non è più previsto il mese di sospensione tra la fine dei 18 mesi (o dei 12 mesi) e il periodo successivo. Il rinnovo può durare altri 12 mesi, sempre dopo la presentazione della domanda. La prima mensilità del nuovo periodo viene però riconosciuta al 50% dell’importo spettante. È quella che INPS pagherà a metà settembre a chi ha superato i controlli.

Se la nuova domanda viene respinta, quindi, non bisogna dare per scontato che si tratti di un errore dell’INPS. Prima di presentare un ricorso è necessario controllare che i requisiti richiesti siano effettivamente ancora presenti.

ISEE e reddito familiare: il primo controllo da fare

Uno dei primi elementi da verificare è la situazione economica del nucleo. Per l’Assegno di Inclusione, infatti, è richiesto un ISEE in corso di validità non superiore a 10.140 euro. Per il 2026, inoltre, è entrato in vigore un nuovo sistema di calcolo dell’ISEE più favorevole per determinate famiglie, compreso quello utilizzato per l’Assegno di Inclusione.

Va controllato anche il reddito familiare, che deve rimanere sotto la soglia prevista dalla normativa in relazione alla composizione del nucleo (sotto il limite di 6.500 euro annui moltiplicato per il corrispondente parametro della scala di equivalenza).

Questo è un punto particolarmente importante per chi ha avuto variazioni durante i mesi di percezione dell’AdI. Un nuovo lavoro, un aumento del reddito o un cambiamento nella composizione della famiglia possono infatti modificare la situazione utilizzata per verificare il diritto alla prestazione.

Prima di contestare il rigetto, quindi, è bene verificare che l’ISEE utilizzato dall’INPS sia quello corretto e aggiornato e che i dati reddituali del nucleo siano coerenti con la situazione attuale.

Patrimonio, casa e altri beni: attenzione ai cambiamenti

Il controllo non riguarda soltanto redditi e ISEE. Tra i requisiti economici dell’Assegno di Inclusione rientrano anche i limiti relativi al patrimonio immobiliare e mobiliare. Il patrimonio immobiliare, ai fini previsti per la misura, non deve superare 30.000 euro, con l’esclusione della casa di abitazione entro il valore previsto dalla normativa. Anche il patrimonio mobiliare deve rimanere entro le soglie stabilite, che aumentano in base alla composizione del nucleo e alla presenza di persone con disabilità.

Vanno inoltre verificati alcuni requisiti relativi ai veicoli. In particolare, la normativa prevede limitazioni per autoveicoli di cilindrata superiore a 1.600 cc e motoveicoli superiori a 250 cc acquistati nei 36 mesi precedenti la richiesta, oltre alle limitazioni riguardanti navi, imbarcazioni da diporto e aeromobili. 

Anche un cambiamento avvenuto dopo la prima domanda può quindi incidere sul rinnovo.

Prima del ricorso, controllare tutti i requisiti richiesti per l’Assegno di Inclusione

La presenza nel nucleo di almeno una persona con disabilità, un minorenne, una persona di almeno 60 anni oppure una persona in condizione di svantaggio inserita in un programma di cura e assistenza certificato resta un requisito fondamentale per l’accesso alla misura. 

Prima di contestare una domanda respinta conviene quindi procedere con un controllo completo di:

  • ISEE 2026;
  • reddito complessivo del nucleo;
  • patrimonio immobiliare e mobiliare;
  • composizione della famiglia;
  • eventuali nuovi rapporti di lavoro o variazioni reddituali;
  • autoveicoli e altri beni rilevanti;
  • requisiti di residenza e soggiorno;
  • eventuali obblighi collegati al percorso di inclusione.

Se tutti i dati risultano corretti e i requisiti sono ancora presenti, allora il rigetto può essere esaminato per capire quale verifica abbia prodotto l’esito negativo e valutare, con l’assistenza di un patronato o di un professionista, se ci siano i presupposti per contestare la decisione.

Il punto, soprattutto in questa fase di rinnovi, è non presentare un ricorso alla cieca: prima bisogna capire perché la domanda è stata respinta e verificare che la situazione del nucleo sia effettivamente compatibile con tutte le condizioni previste per l’Assegno di Inclusione.