Rinviare l’apertura delle scuole al 1° ottobre per evitare di riportare studenti e docenti nelle aule durante le ultime settimane di caldo. La proposta sta facendo discutere in diverse zone d’Italia, soprattutto dove molti edifici scolastici sono ancora privi di climatizzazione. Ma dietro una soluzione apparentemente semplice c’è un problema tutt’altro che secondario: spostare in avanti l’inizio dell’anno scolastico significa fare i conti con la sua conclusione.
Il punto è che il calendario deve garantire almeno 200 giorni di lezione. Togliere circa due settimane a settembre renderebbe quindi necessario recuperarle durante l’anno oppure spostando in avanti la fine delle attività didattiche.
Il problema si sposterebbe a giugno
Ed è proprio qui che il rinvio al 1° ottobre diventa più complicato. Se le giornate perse all’inizio venissero recuperate in coda, in alcune situazioni si potrebbe arrivare a fare lezione fino alla seconda metà o addirittura alla fine di giugno.
Significherebbe tentare di risolvere il problema del caldo di settembre rischiando semplicemente di ritrovarlo a giugno.
Le condizioni meteorologiche, inoltre, sono sempre meno prevedibili. Un settembre particolarmente caldo non significa necessariamente che giugno dell’anno successivo sarà più fresco. Al contrario, un’ondata di calore anticipata potrebbe trovare studenti e insegnanti ancora nelle stesse aule non climatizzate.
A giugno ci sono anche gli esami
C’è poi un secondo problema organizzativo. Giugno è tradizionalmente il mese degli scrutini e degli esami di Stato, con gli edifici scolastici impegnati nell’organizzazione delle prove e docenti coinvolti nelle commissioni.
Prolungare in maniera consistente le lezioni potrebbe quindi rendere più difficile la gestione di un periodo dell’anno già particolarmente delicato.
Il problema è emerso chiaramente in Campania, dove la Regione ha deciso di non modificare il calendario e di confermare l’avvio delle lezioni il 15 settembre, nonostante una petizione per spostarlo al 1° ottobre abbia raccolto oltre 6 mila firme.
L’assessore regionale all’Istruzione Andrea Morniroli ha richiamato proprio il rispetto dei 200 giorni e le conseguenze che un rinvio avrebbe sulla conclusione dell’anno scolastico.
Il caldo nelle scuole resta un problema
Questo non significa però che la questione sollevata da chi chiede il rinvio sia destinata a scomparire. Il problema riguarda soprattutto le condizioni degli edifici scolastici e la mancanza di sistemi adeguati per affrontare temperature elevate.
Spostare semplicemente il calendario rischia dunque di non essere la soluzione: il caldo evitato a settembre potrebbe ripresentarsi a giugno, proprio mentre le scuole devono affrontare uno dei periodi organizzativamente più complessi dell’intero anno.




