Dal gennaio 2027 potrebbe diventare ancora più evidente la differenza tra pensionati con redditi bassi e pensionati con entrate medio-alte. Sul tavolo ci sono infatti due interventi distinti: la consueta rivalutazione degli assegni e una possibile modifica degli scaglioni IRPEF.
La prima scatterà automaticamente, anche se la percentuale definitiva sarà conosciuta soltanto alla fine dell’anno. La seconda, invece, è ancora una proposta politica e dovrà essere inserita e approvata con la prossima Legge di Bilancio.
Rivalutazione delle pensioni verso il 2,9%
La perequazione serve ad adeguare le pensioni all’aumento del costo della vita. Il calcolo viene effettuato sulla base dell’indice Istat FOI, relativo ai prezzi per le famiglie di operai e impiegati, al netto dei tabacchi.
Secondo gli ultimi dati disponibili, ad agosto l’inflazione acquisita per il 2026 ha raggiunto il 2,9%. Non si tratta ancora della percentuale ufficiale che sarà applicata alle pensioni: il valore definitivo verrà stabilito a fine anno. Il 2,9%, tuttavia, offre una prima indicazione sull’aumento possibile.
Con questa percentuale, una pensione di 1.000 euro lordi crescerebbe teoricamente di circa 29 euro al mese, arrivando a 1.029 euro. Il beneficio netto sarebbe inferiore per effetto dell’IRPEF e delle addizionali.
La rivalutazione non viene inoltre riconosciuta nello stesso modo su tutto l’assegno: è piena sulle fasce più basse e progressivamente ridotta sulle quote che superano determinate soglie.
Il possibile taglio IRPEF premia i redditi più alti
La vera divisione aggiuntiva potrebbe derivare dalla riforma dell’IRPEF. Attualmente si paga il 23% fino a 28.000 euro, il 33% sulla parte compresa tra 28.000 e 50.000 euro e il 43% oltre 50.000 euro.
Il Governo valuta di estendere il secondo scaglione fino a 60.000 euro. In questo modo, la quota di reddito compresa tra 50.000 e 60.000 euro verrebbe tassata al 33% anziché al 43%.
Il risparmio teorico sarebbe pari a 100 euro per ogni 1.000 euro di imponibile oltre la soglia attuale: 200 euro con un reddito di 52.000 euro, 500 euro con 55.000 euro e fino a 1.000 euro annui dai 60.000 euro in su.
Chi possiede un reddito inferiore a 50.000 euro, invece, non riceverebbe alcun vantaggio da questa specifica modifica. Per la maggioranza dei pensionati rimarrebbe quindi soltanto l’aumento legato alla rivalutazione. Chi ha redditi più elevati potrebbe sommare alla perequazione anche lo sconto IRPEF, sempre che la misura venga confermata nella Manovra 2027.



