Famiglie con Figli, Migliaia di Euro di Aiuti Grazie a 4 Bonus INPS

Inps soldi

Fare un figlio è una scelta che può cambiare profondamente la vita di una famiglia, anche dal punto di vista economico. Tra nuove spese, costi per la cura del bambino e, in alcuni casi, una riduzione delle entrate legata alla nascita, il bilancio del nucleo familiare può diventare più difficile da gestire. Per questo l’INPS eroga diverse misure che possono aiutare i genitori nei primi anni di vita dei figli.

Non esiste un unico bonus, ma c’è un insieme di prestazioni con caratteristiche diverse che possono aiutare i neo genitori: alcune spettano a quasi tutte le famiglie, altre dipendono dall’ISEE, dalla situazione lavorativa o dall’età del bambino. Vediamo le principali.

Assegno Unico: INPS paga i figli fino a 21 anni

L’Assegno Unico è una delle principali misure economiche destinate alle famiglie con figli a carico. Viene riconosciuto mensilmente per ogni figlio minorenne, mentre per i figli maggiorenni spetta fino a 21 anni se ricorrono determinate condizioni. Per i figli con disabilità non è previsto un limite di età.

Una caratteristica importante è che l’Assegno Unico può essere richiesto anche senza ISEE. In questo caso viene riconosciuto l’importo minimo previsto dalla legge. Con un ISEE valido, invece, l’importo viene calcolato in base alla situazione economica della famiglia. Per il 2026 la quota base per ciascun figlio minore va da un massimo di 203,80 euro al mese a un minimo di 58,30 euro, a cui vanno sommate eventuali maggiorazioni. 

Per una neo mamma c’è inoltre un aspetto particolarmente utile: per i nuovi nati l’Assegno Unico spetta già dal settimo mese di gravidanza. Inoltre, chi ha già una domanda accolta non deve presentarne una nuova. È importante però avere un ISEE aggiornato per ottenere l’importo spettante in base alla propria situazione economica.

Bonus nuovi nati: 1.000 euro per ogni figlio

Accanto all’Assegno Unico c’è il Bonus nuovi nati, una misura pensata per sostenere le famiglie proprio in occasione dell’arrivo di un bambino.

Il contributo è pari a 1.000 euro una tantum per ogni figlio nato, adottato o accolto in affidamento preadottivo nel corso dell’anno. Possono accedervi i neo genitori con un ISEE per specifiche prestazioni familiari e per l’inclusione non superiore a 40.000 euro. Non viene riconosciuto automaticamente: bisogna presentare una domanda all’INPS. La richiesta deve essere effettuata entro 120 giorni dalla nascita o dall’ingresso del minore in famiglia.

Si tratta quindi di un aiuto diverso dall’Assegno Unico: il bonus nuovi nati, infatti, consiste in una somma una tantum legata alla nascita o all’ingresso in famiglia, mentre il secondo rappresenta un sostegno periodico destinato ai figli a carico.

Bonus asilo nido: dall’INPS fino a 3.600 euro per le spese del nido

Quando il bambino cresce, una delle spese più rilevanti per molte famiglie può diventare quella dell’asilo nido. Per questo l’INPS prevede il Bonus asilo nido, destinato ai bambini di età inferiore ai tre anni che frequentano una struttura educativa autorizzata.

Per i bambini nati dal 1° gennaio 2024, nel 2026 il contributo può arrivare fino a 3.600 euro all’anno con un ISEE minorenni fino a 40.000 euro. Se l’ISEE non è presente, è difforme, non calcolabile oppure supera i 40.000 euro, l’importo massimo scende a 1.500 euro. 

Per i bambini nati prima del 1° gennaio 2024 restano invece le precedenti fasce: 3.000 euro annui con ISEE fino a 25.000,99 euro, 2.500 euro con ISEE tra 25.001 e 40.000 euro e 1.500 euro oltre questa soglia o in assenza di ISEE. 

Il contributo viene pagato dall’INPS in un massimo di 11 mensilità e non può comunque superare l’importo effettivamente pagato alla struttura. Per ottenere il rimborso delle singole mensilità occorre presentare la documentazione relativa alla spesa e al pagamento. 

Esiste anche una seconda forma di sostegno, e riguarda i bambini che non possono frequentare il nido a causa di gravi patologie croniche certificate. In questo caso il contributo per il supporto presso la propria abitazione viene erogato in un’unica soluzione e per stabilirne l’importo l’INPS prende in considerazione l’ISEE minorenni valido alla data di protocollazione della domanda. 

Assegno di maternità dei Comuni: quando può spettare alle mamme senza una copertura previdenziale

Tra le misure meno conosciute c’è l’assegno di maternità dei Comuni. Il nome può creare confusione: è una prestazione concessa dal Comune di residenza, ma viene pagata dall’INPS. È pensata in particolare per le madri che non beneficiano di una copertura previdenziale di maternità, oppure la ricevono entro determinati limiti.

Per il 2026, l’importo pieno è pari a 413,10 euro al mese per cinque mensilità, per un totale di 2.065,50 euro. Per accedere alla prestazione, l’ISEE non deve superare 20.668,26 euro. Gli importi e la soglia sono rivalutati ogni anno. 

L’assegno può riguardare la nascita, l’adozione o l’affidamento preadottivo. Tra i requisiti rientrano la residenza in Italia e il possesso dei requisiti di cittadinanza o di soggiorno previsti dalla normativa. Inoltre, la richiedente non deve già essere beneficiaria di un’altra indennità di maternità INPS per lo stesso evento, salvo i casi in cui possa spettare una quota differenziale. 

La domanda non si presenta direttamente all’INPS: va presentata al Comune di residenza entro sei mesi dalla nascita o dall’ingresso del minore in famiglia. Sarà poi il Comune a verificare i requisiti e a trasmettere le informazioni all’INPS per il pagamento. 

Come orientarsi tra le misure INPS dopo la nascita

Le quattro prestazioni hanno quindi una funzione diversa e possono interessare momenti differenti della vita del bambino:

  1. l’Assegno unico accompagna la famiglia nel tempo;
  2. il Bonus nuovi nati invece viene riconosciuto subito e pagato una volta sola;
  3. il Bonus asilo nido aiuta a sostenere una spesa specifica, quella per i servizi educativi;
  4. l’assegno di maternità dei Comuni è rivolto, invece, a una platea più ristretta di mamme che rispettano determinati requisiti economici e previdenziali. 

Per i neo genitori, quindi, il primo passo è verificare ISEE, data di nascita del bambino, situazione lavorativa e tipo di prestazione richiesta. Sono proprio questi elementi a determinare quali aiuti possono essere richiesti e quale importo può spettare.

Una verifica tempestiva è importante anche per non perdere le scadenze: alcune misure richiedono infatti una domanda entro termini precisi, mentre per altre è necessario aggiornare periodicamente la documentazione. In questo modo gli strumenti messi a disposizione dall’INPS possono essere utilizzati nel modo più completo possibile per affrontare le nuove spese legate alla nascita.