Assegno di Inclusione, Senza Contratto d’Affitto Si Perde Fino a 303 Euro al Mese

Chi vive in una casa in affitto ma non dispone di un contratto di locazione regolarmente registrato può comunque ottenere l’Assegno di Inclusione? La risposta è sì, a condizione naturalmente di possedere tutti i requisiti previsti per l’ADI. Quello che viene meno è invece il contributo aggiuntivo riconosciuto per pagare l’affitto.

L’Assegno di Inclusione è infatti formato da due componenti: una quota che integra il reddito familiare e una seconda componente, la cosiddetta quota B, destinata ai nuclei che abitano in una casa in locazione.

Senza contratto niente quota affitto

Su questo aspetto le indicazioni ufficiali sono chiare. L’INPS specifica che il sostegno per l’affitto riguarda i nuclei residenti in un’abitazione concessa in locazione con contratto ritualmente registrato.

Non basta quindi pagare materialmente ogni mese una somma al proprietario. Per ottenere la maggiorazione occorre che la locazione risulti regolarmente e sia dichiarata anche nella DSU utilizzata ai fini ISEE.

Di conseguenza, chi prende una casa senza contratto non può indicare semplicemente l’importo pagato al proprietario per ottenere la quota B.

Quanto vale la quota affitto dell’ADI

La differenza economica può essere consistente. Il contributo aggiuntivo corrisponde al canone annuo previsto dal contratto, entro un massimo di 3.640 euro all’anno. Significa che la maggiorazione può raggiungere circa 303,33 euro al mese.

C’è un limite differente per i nuclei composti esclusivamente da persone con almeno 67 anni oppure da persone con almeno 67 anni e altri familiari tutti in condizioni di disabilità grave o non autosufficienza. In questo caso il tetto è di 1.950 euro annui, cioè 162,50 euro al mese.

Se, ad esempio, il contratto prevede 200 euro mensili di affitto, la quota potrà arrivare a 200 euro. Con un canone di 400 euro, invece, interviene il tetto massimo di 303,33 euro.

L’ADI base può comunque spettare

L’assenza del contratto di affitto registrato non equivale automaticamente alla perdita dell’intero Assegno di Inclusione. Se il nucleo possiede i requisiti anagrafici, economici e familiari richiesti, può essere riconosciuta la componente di integrazione del reddito.

La residenza resta un requisito fondamentale: il richiedente deve essere residente in Italia da almeno cinque anni, di cui gli ultimi due continuativamente, e il requisito deve permanere durante la prestazione.

In sostanza, quindi, residenza e contratto di locazione svolgono due funzioni diverse: la prima concorre ai requisiti per accedere all’ADI, mentre il contratto registrato è indispensabile per ottenere anche la maggiorazione destinata all’affitto.