Nuova possibilità per le donne vittime di violenza in condizioni di vulnerabilità economica: la Sicilia riapre i termini per accedere al Reddito di libertà e fissa al 30 ottobre 2026 la nuova scadenza per la presentazione delle istanze. Il provvedimento regionale amplia così la possibilità di intercettare anche le donne che, pur avendo i requisiti, non erano riuscite a presentare la richiesta nei termini precedenti.
Reddito di libertà, in Sicilia domande aperte fino al 30 ottobre
La Regione Siciliana ha disposto la riapertura dell’avviso pubblico per il finanziamento del Reddito di libertà destinato alle donne vittime di violenza. Il nuovo provvedimento è il DDG n. 3173 del 17 settembre 2026, con il quale sono stati riaperti i termini dell’avviso originario, scaduto il 31 luglio scorso. La nuova scadenza è fissata alle ore 00:00 del 30 ottobre 2026.
Si tratta di un intervento regionale rivolto alle donne che si trovano in una situazione di particolare fragilità economica e che stanno affrontando un percorso di uscita dalla violenza.
La Regione ha spiegato che la riapertura nasce dalla volontà di raggiungere anche le donne che, pur avendo i requisiti previsti, non avevano ancora avuto la possibilità di presentare la propria istanza.
La misura siciliana prevede un avviso a sportello e coinvolge direttamente i Comuni, chiamati a operare insieme ai centri antiviolenza e alle strutture di accoglienza accreditate.
Chi può accedere al Reddito di libertà in Sicilia
Il contributo regionale è destinato alle donne vittime di violenza residenti in Sicilia, già prese in carico dai centri antiviolenza oppure dalle strutture di accoglienza a indirizzo segreto, che si trovano in condizioni di vulnerabilità economica.
Un requisito importante è inoltre quello di non beneficiare del Reddito di libertà nazionale erogato dall’INPS. La misura regionale si rivolge quindi anche a situazioni che non hanno trovato copertura attraverso il finanziamento nazionale.
La domanda non viene presentata direttamente dalla beneficiaria alla Regione: sono i Comuni siciliani, in collaborazione con i centri antiviolenza e le strutture di accoglienza previste dall’avviso, a predisporre e presentare le istanze relative ai progetti personalizzati.
Il sostegno è costruito proprio attorno alle esigenze della singola donna e può accompagnare il percorso verso una maggiore autonomia economica, abitativa e lavorativa.
Cosa può finanziare il contributo regionale
Il Reddito di libertà siciliano non è pensato come un contributo da utilizzare senza vincoli, ma come uno strumento collegato a un progetto personalizzato di autonomia. Le spese ammissibili possono riguardare, tra le altre cose:
- l’autonomia abitativa;
- il pagamento dei canoni di locazione;
- le utenze;
- l’acquisto di attrezzature necessarie per avviare un’attività professionale;
- i percorsi formativi;
- servizi e iniziative finalizzati all’inserimento o al reinserimento lavorativo;
- interventi collegati al reinserimento sociale;
- esigenze dei figli minori o con disabilità, in particolare nell’ambito scolastico e formativo.
L’obiettivo è quindi sostenere concretamente il percorso di fuoriuscita dalla violenza, intervenendo sulle condizioni economiche che possono rendere più difficile raggiungere l’autonomia. Per ogni progetto, la Regione può concedere fino a 15.000 euro.
Come funziona invece il Reddito di libertà nazionale
Il Reddito di libertà regionale siciliano va distinto dalla misura nazionale gestita dall’INPS. Il programma nazionale è rivolto alle donne vittime di violenza, con o senza figli, residenti in Italia, che si trovano in una condizione di povertà legata a uno stato di bisogno straordinario o urgente, dichiarato dal servizio sociale, e che sono seguite da un centro antiviolenza riconosciuto dalla Regione e da un servizio sociale.
Dal 2026 l’importo massimo del Reddito di libertà nazionale è salito a 530 euro mensili, per un massimo di 12 mensilità, nei limiti delle risorse disponibili. Il contributo viene concesso in un’unica soluzione e può essere utilizzato per sostenere il percorso di autonomia abitativa e personale e quello scolastico e formativo dei figli minori.
La prestazione nazionale è inoltre compatibile con altri strumenti di sostegno, tra cui l’Assegno di Inclusione.
Perché la Sicilia ha riaperto i termini
La riapertura regionale arriva quindi per dare una nuova possibilità alle donne che non avevano presentato l’istanza e per utilizzare le risorse disponibili attraverso l’avviso siciliano.
La Regione ha sottolineato che il sostegno economico deve inserirsi in una rete più ampia, nella quale sono coinvolti servizi sociali, centri antiviolenza e strutture territoriali.
Per chi rientra nei requisiti, la scadenza da ricordare è dunque il 30 ottobre 2026. L’iter passa attraverso il Comune di riferimento, che opera insieme alle strutture che seguono la donna nel percorso di protezione e autonomia.




