Si allarga il numero dei distributori che contengono i prezzi di benzina e diesel. Alle grandi compagnie si stanno affiancando reti indipendenti e operatori più piccoli, con riduzioni che possono rendere meno costoso il pieno.
Intanto si avvicina un’altra scadenza: dal 6 ottobre il Governo ha annunciato il ricorso alle accise mobili, dopo la fine dell’attuale riduzione fiscale sul gasolio. Un intervento distinto dai tetti commerciali delle compagnie.
Eni e IP: prezzi massimi e durata
Enilive ha introdotto dal 28 settembre un prezzo massimo di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il diesel. L’iniziativa dura inizialmente 30 giorni, con possibilità di estensione fino al 31 dicembre 2026, secondo l’andamento del mercato e degli approvvigionamenti.
Il tetto non obbliga ad aumentare i prezzi inferiori: chi vende già sotto queste soglie può continuare a farlo.
Anche IP applica gli stessi valori negli impianti interessati, con un’estensione progressiva. Non è quindi sufficiente vedere l’insegna per sapere se il listino sia già stato aggiornato.
Q8, Tamoil e le reti più piccole
Q8 ha avviato il proprio intervento dal 1° ottobre per 30 giorni, con applicazione modulata sulla rete. Staffetta Quotidiana rileva valori di 1,994 euro per la benzina e 2,194 euro per il diesel.
Tamoil mantiene le misure fino al 31 ottobre: le rilevazioni indicano 1,999 euro per la benzina e 2,199 euro per il gasolio.
Si muovono anche Costantin, Keropetrol, Vega e Ludoil, con Staroil e Iperstaroil. Ribassi sono documentati presso impianti Enercoop, Coil, Toil, Energas, AF Petroli e Petrol Gamma.
Per gli indipendenti (cd. pompe bianche), però, prezzi e durata non sono necessariamente uniformi: alcuni hanno annunciato interventi progressivi, altri praticano valori sotto le soglie senza un tetto generale dichiarato.
Dal 6 ottobre arrivano le accise mobili
Il 5 ottobre scade lo sconto sul gasolio di 6,1 centesimi al litro, IVA compresa. Dal giorno successivo il Governo ha annunciato il ricorso alle accise mobili.
Il funzionamento è questo: quando il petrolio rincara e il carburante costa di più, lo Stato incassa più IVA, perché questa imposta è calcolata in percentuale sul prezzo. Il meccanismo consente di utilizzare queste maggiori entrate per abbassare le accise, cioè la componente fiscale fissata per ogni litro, attenuando il costo del rifornimento.
Per esempio, se le risorse disponibili permettono una riduzione dell’accisa di 3 centesimi al litro, il beneficio complessivo, considerando anche l’IVA al 22%, è di 3,66 centesimi: circa 1,83 euro su 50 litri, a parità delle altre componenti del prezzo.
Non è però uno sconto automatico né un prezzo bloccato: un decreto dei ministeri dell’Economia e dell’Ambiente deve stabilire l’importo della riduzione, la durata e i carburanti interessati. Per questo il risparmio dal 6 ottobre non può essere quantificato prima del provvedimento.




