Malattia e Permessi 104, il Datore Può Mandare un Investigatore a Controllarti?

Il datore di lavoro può ingaggiare un investigatore privato per controllare un dipendente assente per malattia o durante i permessi della legge 104? In determinate circostanze sì, ma l’azienda deve rispettare limiti precisi. E soprattutto, una fotografia scattata fuori casa non dimostra automaticamente un comportamento scorretto.

Le agenzie investigative propongono alle imprese servizi per individuare eventuali abusi. La legittimità delle verifiche e le conseguenze per il lavoratore dipendono però dai fatti accertati, come chiariscono diverse pronunce della Cassazione.

Permessi 104: quando sono ammessi gli investigatori

Con l’ordinanza n. 6468 del 12 marzo 2024, la Cassazione ha confermato che il datore può incaricare un’agenzia investigativa per verificare l’utilizzo improprio dei permessi destinati all’assistenza di un familiare con disabilità.

Il controllo deve riguardare possibili condotte fraudolente, anziché il normale adempimento della prestazione lavorativa. Nel caso esaminato, i giudici hanno confermato il licenziamento della dipendente, ritenendo dimostrato l’abuso dei permessi. Non si tratta, quindi, di un’autorizzazione a sorvegliare indiscriminatamente qualsiasi attività del personale. 

L’assistenza non deve coincidere sempre con il turno

Attenzione però a equiparare ogni allontanamento a un’irregolarità. L’ordinanza n. 23185 del 12 agosto 2025, illustrata anche dall’ARAN, ha chiarito che l’assistenza può essere prestata durante le ore notturne, quando le condizioni del familiare lo richiedono.

Non è necessario che coincida integralmente con l’orario nel quale il dipendente avrebbe dovuto lavorare. Nel caso affrontato, la Cassazione ha ritenuto legittima la fruizione dei permessi. Spetta al datore dimostrare l’uso improprio o fraudolento posto alla base della sanzione: osservare soltanto una parte della giornata può quindi non bastare a ricostruire correttamente la situazione. 

Malattia: uscire di casa non significa poter lavorare

Per la malattia bisogna distinguere il controllo sanitario dall’accertamento dei comportamenti. L’articolo 5 dello Statuto dei lavoratori vieta al datore accertamenti diretti sull’infermità: la verifica sanitaria segue i canali previsti dalla legge. Lo ha ricordato anche il Garante privacy nel provvedimento del 13 novembre 2024. L’investigatore, dunque, non sostituisce il medico fiscale. 

Sul piano disciplinare, la Cassazione, ordinanza n. 23747/2024, ha ribadito che un’altra attività lavorativa svolta durante la malattia va valutata in rapporto alla sua concreta capacità di compromettere la guarigione, attraverso un giudizio preventivo di compatibilità con la patologia.

Non basta quindi ragionare così: “Se esce, può lavorare”. Occorre considerare la malattia e le caratteristiche dell’attività svolta. È questa valutazione concreta, insieme alle prove disponibili, a determinare se il comportamento possa giustificare il licenziamento. 

Cosa prevede lo Statuto dei Lavoratori?

Lo Statuto dei lavoratori limita i controlli aziendali. L’articolo 5 vieta al datore di verificare direttamente lo stato di malattia del dipendente: gli accertamenti sanitari spettano ai servizi competenti. Gli articoli 2 e 3 disciplinano la vigilanza sull’attività lavorativa. Secondo la Cassazione, ordinanza 6468/2024, è però possibile incaricare investigatori per accertare eventuali abusi dei permessi 104, senza controllare la normale prestazione lavorativa. L’investigatore non può sostituire il medico fiscale. Se emergono irregolarità, l’articolo 7 impone la contestazione dell’addebito e il rispetto del diritto di difesa del lavoratore, che può farsi assistere da un rappresentante sindacale prima dell’adozione di eventuali sanzioni disciplinari.