Mal di Schiena e Problemi alle Spalle, l’INAIL Può Pagare un Indennizzo ai Lavoratori

Mal di schiena, ernie del disco, dolori alle spalle e difficoltà nei movimenti. Sono disturbi che interessano molti lavoratori, soprattutto chi trascorre anni a sollevare pesi, ripetere gli stessi gesti o svolgere mansioni fisicamente impegnative e sotto sforzo. Ma non tutti sanno che queste patologie possono essere riconosciute come malattie professionali, con il diritto a un indennizzo economico dell’INAIL.

Non è necessario che il danno derivi da un incidente improvviso. Anche il progressivo e lento deterioramento delle condizioni fisiche, quando collegato all’attività lavorativa, può dare diritto alla tutela assicurativa.

Quando il mal di schiena diventa una malattia professionale

La differenza fondamentale riguarda l’origine della patologia. Un’ernia del disco, ad esempio, non viene automaticamente considerata una malattia professionale. Occorre dimostrare che l’attività svolta abbia provocato o contribuito in maniera rilevante alla sua insorgenza.

Tra i fattori che possono essere valutati ci sono il sollevamento frequente di carichi, le posture scorrette, i movimenti ripetitivi e le sollecitazioni continue sulla colonna vertebrale.

Il riconoscimento può riguardare operai, magazzinieri, addetti alle pulizie, lavoratori dell’edilizia, operatori ecologici e altre categorie esposte a rischi fisici.

Quanto paga l’INAIL per il danno biologico?

L’importo dipende dalla percentuale di menomazione permanente riconosciuta attraverso gli accertamenti medico-legali.

In particolare, la normativa prevede:

  • Dal 6% al 15%: indennizzo in capitale, cioè una somma una tantum.
  • Dal 16% al 100%: rendita periodica, calcolata secondo le regole INAIL.
  • Sotto il 6%: nessun indennizzo per il danno biologico permanente.

L’importo effettivo dipende anche dall’età del lavoratore e dalle tabelle applicabili. Dal 1° luglio 2026 gli importi del danno biologico sono stati rivalutati dell’1,4%.

Cosa succede se l’INAIL respinge la domanda?

In caso di domanda per il riconoscimento della malattia professionale, il rifiuto dell’Istituto non significa necessariamente perdere ogni possibilità di ottenere l’indennizzo. Il lavoratore può contestare la decisione attraverso gli strumenti previsti dalla legge e, quando necessario, rivolgersi al giudice del lavoro.

Diventano particolarmente importanti la documentazione sanitaria, la ricostruzione delle mansioni effettivamente svolte e le testimonianze dei colleghi.

La sentenza di Chieti: riconosciuto il 14% di danno biologico

Un esempio arriva dal caso esaminato dal Tribunale di Chieti su ricorso di un lavoratore. Una sentenza depositata il 21 settembre 2026 ha accolto il ricorso di un operatore ecologico, dipendente dal 2000 della società San Giovanni Servizi.

L’uomo, impegnato nella guida degli automezzi e nel sollevamento di sacchi e bidoni, aveva sviluppato ernie discali lombari e una patologia alla spalla sinistra.

L’INAIL aveva inizialmente negato il riconoscimento. Ma la consulenza medico legale e le testimonianze hanno dimostrato il collegamento con il lavoro.

Il giudice ha quindi riconosciuto un danno biologico complessivo del 14%, comprensivo di un precedente 4%, condannando l’INAIL a corrispondere l’indennizzo in capitale, con decorrenza e interessi stabiliti dalla sentenza.