Buoni Pasto per Partite IVA: Regole e Convenienze

Acquistare buoni pasto con la partita Iva non significa poter scaricare automaticamente tutta la spesa. Per artigiani, commercianti e professionisti senza dipendenti, i vantaggi fiscali dipendono dall’utilizzo effettivo dei ticket e dal collegamento dei pasti con l’attività svolta. La fattura, da sola, non mette al riparo dalle eventuali contestazioni fiscali.

Niente esenzione prevista per i dipendenti

Le pubblicità insistono spesso sulla deducibilità del costo e sulla possibilità di recuperare l’Iva. Occorre però distinguere la posizione del datore di lavoro che acquista ticket per i dipendenti da quella del titolare che li utilizza personalmente.

L’esenzione prevista dall’articolo 51 del Tuir, fino a 4 euro giornalieri per i buoni cartacei e, dal 2026, fino a 10 euro per quelli elettronici, riguarda il reddito di lavoro dipendente. Non si applica al professionista o all’imprenditore individuale per i propri pasti.

Per questi soggetti, il ticket rappresenta un pagamento anticipato del vitto: il trattamento fiscale segue quindi le regole delle relative spese.

Quanto possono dedurre professionisti e imprese

Per i professionisti, le spese di vitto inerenti all’attività sono deducibili al 75%, entro un limite complessivo pari al 2% dei compensi percepiti nell’anno, secondo l’articolo 54-septies del Tuir.

Anche per le imprese individuali, artigiane o commerciali, la deducibilità è generalmente del 75%, ma senza il tetto del 2% previsto per i professionisti.

Chi applica il regime forfettario, invece, non può dedurre analiticamente l’acquisto dei buoni né detrarre l’Iva: i costi vengono già considerati attraverso il coefficiente di redditività.

I pasti offerti ai clienti richiedono una valutazione distinta: quando costituiscono spese di rappresentanza, si applicano i relativi limiti, differenti tra professionisti e imprese.

Iva detraibile solo se la spesa riguarda l’attività

Sui buoni acquistati per uso proprio si applica normalmente l’Iva al 10%. L’aliquota del 4% riguarda invece il servizio sostitutivo di mensa destinato ai dipendenti. Gli eventuali servizi accessori dell’emittente scontano l’aliquota ordinaria del 22%.

La detrazione dell’Iva resta subordinata all’inerenza: occorre poter dimostrare che la spesa riguarda l’attività economica.

Attenzione ai ticket usati per la famiglia

La fattura dell’emittente documenta l’acquisto del carnet, ma non dimostra perché siano stati consumati i singoli pasti. Usare i ticket per la spesa familiare o per il normale pranzo personale può comportare il disconoscimento della deduzione e il recupero dell’Iva.

È quindi prudente conservare elementi che documentino data, luogo e motivo professionale del pasto, soprattutto durante le trasferte, assicurando anche la tracciabilità dei pagamenti richiesta dalla disciplina applicabile.