Esclusi dal primo Decreto Ristori, i settori in cui operano artigiani e piccole imprese come pizzerie al taglio, friggitorie, rosticcerie, sono stati finalmente inclusi nel secondo provvedimento. Il Decreto Ristori bis entrato in vigore il 10 novembre.
Lo sottolinea con una nota Confartigianato Imprese.
DECRETO RISTORI: INDENNIZZI DAGLI ARTIGIANI
I settori, si legge nella nota stampa, “sono: la ristorazione senza somministrazione con preparazione di cibi da asporto, altre attività di trasporti terrestri passeggeri, il trasporto di passeggeri per vie d’acqua inclusi i trasporti lagunari, altre attività di trasporti terrestri (ad esempio le centrali radiotaxi), i fotoreporter e altre attività di riprese fotografiche, corsi di danza, le lavanderie industriali, attività di guide alpine, la fabbricazione di articoli esplosivi, il commercio al dettaglio di bomboniere, la gestione di stazioni per autobus”.
“Per le gelaterie e le pasticcerie, i bar e altri esercizi simili senza cucina e alberghi con domicilio fiscale o sede operativa nelle aree rosse o arancioni indicate nel Dpcm del 3 novembre scorso, la quota percentuale del contributo è aumentata del 50% e arriva al 200%” precisa Confartigianato.
Secondo quanto scrive il quotidiano Il Giornale sarebbe da sottolineare l’assenza di ogni forma di indennizzo verso gli artigiani della moda, colpiti anch’essi dal calo del fatturato conseguente alle strette sul turismo e limitazioni allo shopping in genere.
DECRETO RISTORI: INDENNIZZI ZONE ROSSE
Il Dl Ristori 2 prevede anche un nuovo contributo a fondo perduto per gli operatori con partita Iva attiva al 25 ottobre 2020 e con domicilio fiscale o sede operativa nelle zone “rosse” indicate dal Dpcm del 3 novembre.
Tra le attività sottoposte a chiusura totale nelle zone rosse, ai sensi del Dpcm del 3 novembre, ci sono i servizi alla persona che riceveranno un nuovo contributo a fondo perduto, si tratta degli “istituti di bellezza, i servizi di manicure e pedicure, quelli di cura degli animali, le attività di tatuaggio e piercing e altri servizi per la persona”.
DECRETO RISTORI: PARTITE IVA ESCLUSE
“Il pressing esercitato da Confartigianato nei confronti del Governo ha consentito di correggere in parte quanto previsto dal primo Dl Ristori” ma non basta per recuperare il fatturato perduto né a ristorare le imprese per il sacrificio richiesto.
Su questo Confartigianato è molto dura: “nei provvedimenti del Governo permangono numerose complessità che rendono difficile districarsi nel ginepraio di disposizioni. Per questo la Confederazione ribadisce la necessità di superare la logica dei singoli interventi legati a specifiche attività individuate da codici ATECO per introdurre, con un prossimo provvedimento legislativo nella legge di Bilancio, un nuovo contributo a fondo perduto sulla falsariga di quanto previsto dal Decreto Rilancio. Tre i criteri sui quali il nuovo contributo dovrebbe basarsi. Destinatari dovrebbero essere tutti i titolari di partita IVA tenendo conto di quanto già corrisposto con i decreti “Ristori 1” e “Ristori 2”. Il calo di fatturato da determinare in relazione ai mesi interessati dai nuovi provvedimenti restrittivi (non più solo aprile 2020). L’ammissione al contributo solo in presenza di un calo significativo di fatturato rispetto al corrispondente periodo del precedente periodo d’imposta”.
Fonte: confartigianato.it




