mikeante

976 Articoli scritti

Articoli dell'autore

Dal decreto Rilancio al Mes: tutti i nodi di maggio del governo

Le prossime settimane saranno cruciali per il governo di Giuseppe Conte che, nel mese di maggio, con l'avvio della cosiddetta fase 2, si trova a dovere affrontare una serie di scogli importanti, dalle riaperture ai temi economici, sui cui i partiti di maggioranza hanno finora mostrato posizioni eterogenee. Ecco un elenco degli nodi principali che attendono l'esecutivo: DL RILANCIO: l'ex decreto Aprile, poi ribattezzato decreto Rilancio perché slittato a maggio, prevede tutta una serie di misure per rilanciare l'economia interna, colpita dalla chiusure delle attività per l'emergenza coronavirus. Il decreto - del valore di 55 miliardi - dovrebbe finire sul tavolo del Consiglio dei ministri tra stasera e domani ma ancora ci sono dei nodi irrisolti, la maggior parte sollevati da Italia viva. Si tratta in primo luogo della regolarizzazione dei lavoratori migranti, fortemente voluta dal partito di Matteo Renzi e appoggiata da Leu e Pd, ma sulla quale il Movimento 5 stelle ha espresso perplessità. Una mediazione possibile, che sarebbe stata raggiunta, si potrebbe avere sui permessi di soggiorno temporanei per sei mesi. Altra criticità riguarda l'Irap, con Iv che chiede la cancellazione della tassa alle imprese per tutto il 2020. Uno spiraglio, che potrebbe portare a una intesa, è arrivato ieri sera dal ministro dell'Economia Roberto Gualtieri, che ha proposto di cancellare la rata di saldo e acconto a giugno.  "C'e' una riflessione in atto sul pagamento della rata Irap di giugno", ha confermato stamane il viceministro dell'Economia, Antonio Misiani. MES: il ricorso al fondo salva Stati divide in due la maggioranza (anche l'opposizione, per la verità). Pd e Iv sono favorevoli ad attivare una linea di credito col Mes, che dovrebbe essere operativa a partire da giugno, senza condizionalità tranne quella che i fondi siano usati per coprire spese sanitarie. Ma il Movimento 5 stelle si è dichiarato contrario, definendo lo strumento ancora "inadeguato" malgrado l'intesa in sede di Eurogruppo sulla sospensione delle condizionalità sancite nel trattato. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha spiegato che ogni decisione sull'attivazione della linea di credito sarà sottoposta al voto del Parlamento. Nel caso M5s confermasse il 'no' nel voto alle Camere, la maggioranza non avrebbe i numeri per dare il via libera all'attivazione del Mes malgrado il soccorso di Forza Italia (fin dall'inizio favorevole). Si creerebbe una frattura significativa - con M5s che voterebbe con Lega e FdI, i partiti sovranisti che sul 'no' al Mes hanno fatto una battaglia di bandiera - che potrebbe provocare scossoni nella maggioranza e nel governo. In ogni modo, Misiani ha chiarito che non dovrebbero esserci legami diretti con il decreto Rilancio: il dl è "stato finanziato con lo scostamento di bilancio già chiesto e approvato dal Parlamento". MOZIONE SFIDUCIA BONAFEDE: i partiti del centrodestra hanno presentato in Senato una mozione di sfiducia contro il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, ritenuto "inadeguato" per le gestione delle rivolte nelle carceri e del nodo della scarcerazione dei boss. La mozione è stata strutturata per intercettare il malcontento di Italia viva, assai critica, fin dall'inizio dell'anno, con il tema della prescrizione, sulle posizioni M5s in tema di giustizia. Il nodo sembra però in buona parte superato con l'intesa di maggioranza che ha portato ​all'approvazione, in Consiglio dei ministri, sabato sera, del decreto legge che fissa le nuove regole per le scarcerazioni dei mafiosi e stabilisce che comunque esse dovranno essere verificate ogni 15 giorni per capire se i presupposti che le hanno giustificate sono ancora validi. 

La stima di Confcommercio: 270mila imprese a rischio chiusura definitiva

Il rapporto dell’Ufficio Studi di Confcommercio lancia l’allarme sul rischio di chiusura del 10% delle attività se non si dovesse ripartire a pieno regime nel mese di ottobre

Come cambia il lavoro nei servizi sociali di fronte all’emergenza COVID-19

Una scheda on line per raccogliere e condividere esperienze e buone pratiche

Intesa sui migranti, sei mesi di permessi di soggiorno

La regolarizzazione dei lavoratori irregolari riguarderà agricoltori, colf e badanti ma i permessi temporanei previsti per sei mesi saranno subordinati ad un rigido controllo dell'Ispettorato del lavoro. Si delinea questo compromesso nel governo sul tema che da giorni divide la maggioranza, con Iv e Pd su un fronte e una parte della maggioranza sull'altro. Il pre-consiglio è in corso e gli uffici legislativi limeranno il testo prima del Consiglio dei ministri che dovrebbe tenersi in serata. ISTANZA REGOLARIZZAZIONE - In una bozza dell'articolo si legge: "Al fine di garantire livelli adeguati di tutela della salute individuale e collettiva in conseguenza dell'eccezionale emergenza sanitaria connessa alla diffusione del contagio da Covid-19 e per favorire nel contempo l'emersione di rapporti di lavoro irregolari, i datori di lavoro italiani o cittadini di uno Stato membro dell'Unione europea, ovvero i datori di lavoro stranieri in possesso del titolo di soggiorno" possono presentare istanza di regolarizzazione "qualora intendano concludere un contratto di lavoro subordinato ovvero dichiarare la sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare con cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale, sottoposti a rilievi fotodattiloscopici in data anteriore all'8 marzo 2020 e che non abbiano lasciato il territorio nazionale dal suddetto adempimento". LA TRATTATIVE NOTTURNA - "Ai cittadini stranieri con permesso di soggiorno scaduto dalla data del 31 ottobre 2019, non rinnovato o convertito in altro titolo di soggiorno, presenti sul territorio nazionale alla data dell'8 marzo 2020 e sottoposti a rilievi fotodattiloscopici, che abbiano svolto attivita' di lavoro" nel settore agricolo, "puo' essere rilasciato, a richiesta, un permesso di soggiorno temporaneo". Fino a ieri non veniva indicata la durata. Dopo 10 ore di trattativa tra i ministri interessati - Bellanova, Catalfo, Lamorgese e Provenzano - si va verso i sei mesi. Si legge in una bozza dell'articolo che riguarda le regolarizzazioni e che e' stato esaminato fino a tarda notte che "il cittadino esibisce un contratto di lavoro subordinato nei settori" previsti dal decreto "il permesso viene convertito in permesso di soggiorno per motivi di lavoro della durata minima di mesi quattro o per il periodo di lavoro contrattuale se superiore ai quattro mesi. Il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali provvede alla verifica delle attività lavorative svolte dal soggetto che presenta l'istanza, prima e dopo la presentazione della stessa". Su questo punto la discussione. Le disposizioni in ogni caso dovrebbero riguardare "i seguenti settori di attività: Agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura e attività funzionali ad assicurare le rispettive filiere produttive; Assistenza alla persona per se stessi o per componenti della propria famiglia, ancorché non conviventi, affetti da patologie o disabilità che ne limitino l'autosufficienza Llavoro domestico di sostegno al bisogno familiare. LE ISTANZE - Le istanze - si legge in un passaggio della bozza - sono presentate previo pagamento" di un contributo forfettario stabilito nella misura di 400 euro "per ciascun lavoratore, a copertura degli oneri connessi all'espletamento della procedura di emersione". E' inoltre "previsto il pagamento di un contributo forfettario per le somme dovute dal datore di lavoro a titolo contributivo e fiscale". "Costituisce causa di rigetto dell'istanza la condanna del datore di lavoro negli ultimi cinque anni per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina verso l'Italia e dell'immigrazione clandestina dall'Italia verso altri Stati o per reati diretti al reclutamento di persone da destinare alla prostituzione o allo sfruttamento della prostituzione o di minori da impiegare in attività illecite, nonché per il reato di cui all'articolo 600 del codice penale; intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro ai sensi dell'articolo 603-bis del codice penale". "Costituisce altresì causa di rigetto dell'istanza la mancata sottoscrizione, da parte del datore di lavoro, del contratto di soggiorno - si legge ancora - presso lo sportello unico per l'immigrazione ovvero la successiva mancata assunzione del lavoratore straniero, salvo cause di forza maggiore non imputabili al datore medesimo, comunque intervenute a seguito dell'espletamento di procedure di ingresso di cittadini stranieri per motivi di lavoro subordinato ovvero di procedure di emersione dal lavoro irregolare". CHI RESTA FUORI - "Non sono ammessi alle procedure previste dal presente articolo i cittadini stranieri nei confronti dei quali sia stato emesso un provvedimento di espulsione" o che "risultino segnalati, anche in base ad accordi o convenzioni internazionali in vigore per l'Italia, ai fini della non ammissione nel territorio dello Stato". ​ Restano fuori anche coloro i quali sono considerati "una minaccia per l'ordine pubblico o la sicurezza dello Stato". "Lo sportello unico per l'immigrazione, verificata l'ammissibilita' della dichiarazione" e "acquisito il parere della questura sull'insussistenza di motivi ostativi all'accesso alle procedure ovvero al rilascio del permesso di soggiorno, nonché il parere del competente Ispettorato territoriale del lavoro in ordine alla capacita' economica del datore di lavoro e alla congruita' delle condizioni di lavoro applicate", convoca le parti "per la stipula del contratto di soggiorno, per la comunicazione obbligatoria di assunzione e la presentazione della richiesta del permesso di soggiorno per lavoro subordinato. La mancata presentazione delle parti senza giustificato motivo comporta l'archiviazione del procedimento". Inoltre: "Nei casi in cui l'istanza sia rigettata per cause imputabili esclusivamente al datore di lavoro, al lavoratore è rilasciato un permesso di soggiorno non prorogabile per attesa occupazione di sei mesi rinnovabile per ulteriori sei mesi nell'ipotesi del perdurare dello stato di emergenza. In tali casi il datore di lavoro resta responsabile per il pagamento delle somme". Ed infine: "L'eventuale successiva assunzione dà titolo ad un permesso di soggiorno temporaneo, con validità pari alla durata del contratto di lavoro". Sono previsti "ulteriori interventi di contrasto del lavoro irregolare e del fenomeno del caporalato". LO SCUDEO PENALE - I datori di lavoro che dichiarano le pregresse irregolarità avranno uno scudo penale e amministrativo. Viene punito "chiunque presenta false dichiarazioni o attestazioni". "Se il fatto è commesso attraverso la contraffazione o l'alterazione di documenti oppure con l'utilizzazione di uno di tali documenti, si applica la pena della reclusione da uno a sei anni. La pena è aumentata fino ad un terzo se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale", si legge ancora nella bozza.  

Fase 2, a Milano la ciclabile rivoluziona corso Buenos Aires. “Bici amica dello shopping”. Ma i commercianti: “Così code infinite”

Corso Buenos Aires è una delle arterie più importanti di Milano, conosciuta anche all’estero per essere una delle strade dello shopping. Qui tra meno di un mese dovrebbe nascere la pista ciclabile che collegherà il centro con la periferia Nord. Un progetto che fa parte dei 35 nuovi chilometri di piste ciclabili volute dall’amministrazione in […] L'articolo Fase 2, a Milano la ciclabile rivoluziona corso Buenos Aires. “Bici amica dello shopping”. Ma i commercianti: “Così code infinite” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Coronavirus, sconto Irap nel decreto Rilancio. Gualtieri: “Abboneremo rata giugno per medie imprese. Accelerazione su cassa integrazione”

Il ministro nella tarda serata di domenica annuncia la misura chiesta a gran voce da Confindustria con la sponda di Italia Viva. Lo scontro dovrebbe valere 2 miliardi e riguardare solo le aziende fino a 5 milioni di fatturato che hanno subito perdite. Il vice al Mef Misiani: "Riflessioni in corso". L'Abi ha chiesto che l'ammanco fiscale sia coperto ricorrendo al Mes per la copertura delle spese sanitarie. Per l'intesa politica sul testo da 258 articoli resta ancora il nodo della norma per le banche da salvare: il M5s contrario. Un preconsiglio dei ministri convocato alle ore 14 L'articolo Coronavirus, sconto Irap nel decreto Rilancio. Gualtieri: “Abboneremo rata giugno per medie imprese. Accelerazione su cassa integrazione” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Tutti i nodi ancora da sciogliere nel decreto per il rilancio

Prosegue il confronto interno al governo sulle misure da inserire nel decreto Rilancio. Domenica i premier Giuseppe Conte ha riunito i capi delegazione delle forze che sostengono l'esecutivo per cercare un punto di caduta, ma il messaggio è chiaro: nessuna fretta, è un provvedimento molto ampio e va letto attentamente. Del resto, l'ultima bozza del decreto, datata oltre la mezzanotte di sabato, contiene 258 articoli e per molti manca ancora il parere della Ragioneria sulle coperture. Diverse le norme che sono ancora al vaglio dei tecnici, ma non sono da meno le misure sotto la lente dei partiti. E, infatti, su tutte le pagine della bozza compare la scritta "da verificare". Già domenica mattina il ministro per i rapporti con il Parlamento, Federico D'Incà, aveva ipotizzato che il Cdm non si sarebbe riunito subito: "Credo che il decreto arriverà nella giornata di domani (lunedì, ndr). Passerà per il pre-consiglio nel pomeriggio e quindi farà la sua istruttoria". Quanto ai ritardi, il ministro spiega: "È un decreto da 55 miliardi di euro, un valore che nel nostro Paese non si vedeva da molti anni, corrisponde allo spazio di manovra delle ultime 4 o 5 leggi di bilancio", dunque "abbiamo dovuto fare in modo che tutte le risorse potessero essere messe a terra". Fonti di maggioranza non escludono che dal governo arrivi un via libera oggi (lunedì) o martedì 'salvo intese', proprio per la mole di interventi ancora da verificare e sui quali non si è raggiunta ancora un'intesa. Le misure Nel merito delle misure, D'Incà conferma il rifinanziamento di "tutta la parte degli autonomi andando addirittura ad aumentare" le risorse "per quelli che hanno subito maggior danno, passando da 600 a 1.000 euro per aprile e maggio. Successivamente metteremo a disposizione ancora 15 miliardi di euro per la cassa integrazione con regole anche più semplici, in modo che vengano sciolte le difficoltà che abbiamo visto in queste giornate, dovute ad uno strano intreccio burocratico tra Regioni e Inps. Poi ci sarà anche una parte di soldi a fondo perduto che verrà dato alle imprese, tra i 1000 e i 5.000 euro. Una pianificazione che ci permette di rispondere a tutto il comparto economico del Paese, dando ancora risorse, con 3 miliardi di euro, anche alla parte sanitaria". Confermato il bonus vacanze di 500 euro e i sostegni per evitare licenziamenti per un anno. La questione delle banche Tramontata l'ipotesi del condono (con la garanzia data dal ministro Boccia al leader dei Verdi Bonelli), resta ancora da trovare la quadra su altre misure. E alcuni malumori, soprattutto tra i 5 stelle, sarebbero stati manifestati circa la possibilità che il decreto intervenga anche sulle banche, con una norma che prevede garanzie dello Stato per i prossimi sei mesi fino a un massimo di valore nominale pari a 15 miliardi di euro a sostegno delle nuove passività degli istituti di credito italiani, e un'altra norma che interviene sulla liquidazione di banche di ridotte dimensioni. Ma ci sarebbe malcontento, spiegano fonti di maggioranza, anche sulle norme relative al reddito di emergenza (sarà erogato in due tranche e deve essere richiesto all'Inps entro giugno) e su altre misure richieste dai partiti che non hanno trovato posto nell'ultima bozza. Da definire ancora anche tutta la parte sulla Cig e sull'ecobonus (parti per lo piu' lasciate in bianco nella bozza). L'intero capitolo sul sostegno alle imprese e all'economia porta la dicitura "in attesa di verifica della copertura" da parte della Ragioneria. Insomma, il lavoro da fare e' ancora molto, tanto che alcune fonti non escludono che il Cdm possa slittare addirittura a meta' settimana. Le opposizioni Critiche le opposizioni: "Escono in continuazione bozze del decreto rilancio prive di coperture su cassa integrazione e sull'annunciato bonus casa. Il governo chiarisca subito se e come intende garantire lavoratori e imprese. Basta prendere in giro chi tiene ancora in piedi questo Paese", affermano Claudio Durigon e Guido Guidesi, responsabili Lavoro e Attività produttive della Lega. "Siamo a maggio e da un governo litigioso e inconcludente arrivano solo bozze confuse di un decreto considerato urgente fin dal mese di marzo. Le famiglie e le imprese sono allo stremo, non c'è più tempo da perdere", incalza il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Francesco Lollobrigida. "Con la solita tecnica dei numeri al Lotto il governo diffonde bozze incontrollate sull'ex decreto aprile, diventato nel frattempo maggio, e prossimo ad essere trasformato in giugno. Altro che 'rilancio'. Una serie di norme affastellate, confuse, contraddittorie: il governo e incapace di gestire la Fase 2", attacca Giorgio Mulè di Forza Italia. Per Matteo Salvini "è questo il momento per fare la riforma fiscale. Noi riproponiamo la flat tax, perché siamo convinti che tagliare le tasse e la burocrazia rappresenti l'unico modo per sconfiggere l'evasione fiscale". Il nodo Bellanova Tra i punti ancora controversi, viene spiegato da fonti di maggioranza, anche la questione della regolarizzazione dei lavoratori migranti fortemente voluta da Italia viva, sostenuta anche da Pd e Leu ma su cui M5s ha espresso perplessità, che al momento non figura nell'ultima bozza del decreto rilancio. Oggi Matteo Renzi ha ribadito il pieno sostegno suo e di tutta Iv alla battaglia portata avanti dalla ministra Bellanova. Ma ci sarebbero anche altre questioni sotto i riflettori dei renziani, come la norma che prevede l'intervento dello Stato nel capitale delle imprese in difficolta' con un fatturato fino a 50 miliardi di euro, e anche un mancato sostegno adeguato alle scuole paritarie. (AGI)Ser

Bonus 600 euro ai professionisti iscritti alle Casse: ripartono i pagamenti

Potranno essere sbloccate le richieste di bonus 600 euro presentate, per il mese di marzo 2020, dai liberi professionisti e dai lavoratori autonomi non pensionati, che non sono state processate dalle Casse di previdenza d'iscrizione (in via esclusiva) per esaurimento delle risorse finanziarie stanziate. Il decreto interministeriale del 30 aprile 2020 (protocollato in data 4 maggio 2020) rifinanzia infatti il Fondo per il reddito di ultima istanza e estende la tutela a nuove categorie di lavoratori esclusi dagli ammortizzatori sociali speciali previsti dal decreto Cura Italia. A quali nuovi lavoratori spetta il bonus di 600 euro?

Più Letti

Featured