“Acciaio di qualità e di basse emissioni: su questo c’è una forte determinazione ad andare avanti”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, intervenendo in audio video conferenza nel vertice sulla crisi ArcelorMittal, presenti sindacati metalmeccanici e azienda con l’amministratore delegato Lucia Morselli.

Per il Governo collegati anche i ministri Stefano Patuanelli (Sviluppo economico) e Nunzia Catalfo (Lavoro).  “A marzo – ha detto Gualtieri riferendosi all’accordo davanti al Tribunale di Milano tra commissari Ilva è ArcelorMittal – è stato definito un piano. Oggi ci saremmo dovuti vedere per discutere i dettagli sulla base del piano industriale analitico presentato da Ilva. Ilva ci sta dicendo che ha bisogno di dieci giorni per presentare questo piano. A me sembra, se è questo, che è una proroga ragionevole – ha sostenuto il ministro dell’Economia – abbiamo prorogato tantissime cose per il Covid. Non è particolarmente sorprendente che ci si riveda tra dieci giorni in modo che ci possiamo sedere al Tavolo, discutere, analizzarlo tutti insieme”.​

“Lo Stato è disponibile a coinvestire insieme a Mittal, ad intervenire direttamente per avete un’Ilva forte, che produca tanto, che sia leader del mercato ed abbia i livelli occupazionali che sono quelli che conoscete, i 10.700, e che lavori con investimenti molto significativi ai quali vogliamo concorrere sia direttamente che indirettamente”, ha detto ancora Gualtieri.   

Per quanto riguarda il progetto Taranto, ha sostenuto il ministro, “stiamo lavorando perché questo progetto abbia pieno titolo dentro anche nelle linee del lavoro dell’Unione Europea. Per noi contano i fatti, ho sentito dalla dottoressa Morselli che Mittal vuole andare avanti, proseguire e presentare il piano. C’è anche la legittimità delle visioni tra chi è ottimista o pessimista, ma questa è la via maestra su cui lavorare”. 

Da parte sua, l’ad Lucia Morselli ha attribuito alla fortissima contrazione del mercato dell’acciaio tutti i provvedimenti che sono stati assunti: la cassa integrazione e alla fermata degli impianti nei siti di Taranto, Genova e Novi Ligure. Solo a Taranto più di 3.200 addetti diretti sono in cassa integrazione. Fermati da quasi due mesi un acciaieria su due e un altoforno su tre operativi.  

Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil, ha avvertito: “Nessuno di noi è disponibile a firmare licenziamenti. Lo abbiamo detto fin dall’inizio. Noi abbiamo firmato un accordo che prevede zero esuberi e ora non ne firmiamo un altro che prevede degli esuberi”. La previsione di “10.700 occupati non è l’accordo che abbiamo firmato”, ha ribadito la sindacalista. “Bisogna che il governo e l’azienda sappia che noi siamo fermi a quello che abbiamo firmato. Il Governo non dia per scontato che noi abbiamo ritirato firma. L’accordo vale. Non si regge una cosa così”, ha aggiunto la segretaria generale Fiom. 

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Fonte: agi.it