ROMA, 17 GIUGNO 2020 – “Giudichiamo positivamente la decisione del Consiglio dei Ministri di prorogare fino al 15 agosto prossimo la scadenza per presentare le richieste di regolarizzazione ed emersione dei rapporti di lavoro. Crediamo sia un processo virtuoso che però necessita di tempi adeguati e di opportuni miglioramenti perché si possa ottenere un più ampio risultato”.
Lo scrive sulla pagina Facebook della Fai Cisl il segretario generale Onofrio Rota.
“A due settimane dall’apertura della procedura – commenta il sindacalista – le domande pervenute sono circa 32mila, di cui 23.950 già perfezionate e 7.762 in corso di lavorazione. L’incidenza del lavoro agricolo e dei settori affini rappresenta poco meno del 10%, con 2.255 pratiche tra quelle già evase. Relatori e parlamentari sono ora chiamati a valutare e recepire alcuni emendamenti migliorativi e semplificativi all’articolo 103, per snellire la burocrazia e rendere le procedure di emersione più efficaci possibile”.
“In particolare – spiega Rota – rimangono esclusi dal comma 2 tutti quei lavoratori irregolari del settore agricolo entrati in Italia senza alcun permesso di soggiorno o che non lo hanno mai avuto, e per ovviare a questo problema si possono ricomprendere tra i destinatari anche i lavoratori che sporgono o hanno sporto denuncia di lavoro pregresso. E dato il periodo di crisi economica, il permesso di soggiorno per ricerca lavoro dovrebbe essere portato a un anno. Inoltre, come abbiamo più volte segnalato, è una discriminante eccessiva la scadenza del permesso di soggiorno risalente al 31 ottobre. Infine, a quei lavoratori che dopo la presentazione dell’istanza, così come prevista dal comma 2, sono riusciti a ottenere il permesso di lavoro temporaneo e, allo scadere dei 6 mesi non sono ancora riusciti a trovare lavoro, andrebbero dati ulteriori 6 mesi di tempo. Il lavoro sommerso – conclude Rota – è una piaga che stiamo combattendo da tempo, e ora abbiamo un’opportunità in più, bisogna che tutti si impegnino per non sprecarla, a cominciare dalle imprese, che possono dare prova di una vera responsabilità sociale, e implementando la sinergia tra strutture sindacali e apparati pubblici. Evitiamo che sia sempre l’aspetto repressivo a dover intervenire contro il lavoro nero e lo sfruttamento”.

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Fonte: cisl.it