Se il licenziamento è illegittimo per vizi di forma (manca ad esempio la forma scritta oppure manca la motivazione) l’indennità risarcitoria prevista dal Jobs Act a favore del lavoratore non può essere calcolato solo tenendo conto dell’anzianità di servizio.

E’ questo, in sintesi, l’orientamento assunto dalla Corte Costituzionale ieri, 24 giugno 2020, e divulgato attraverso un Comunicato stampa.

Al riguardo la Corte ha solo fatto sapere che si tratta di una decisione che esamina le questioni di costituzionalità sollevate dai Tribunali di Bari e di Roma con riguardo ai criteri di determinazione dell’indennità da corrispondere nel caso di licenziamento viziato solo dal punto di vista formale e procedurale (articolo 4 del d.lgs. n. 23 del 2015).

Il Comunicato chiarische che è stato giudicato incostituzionale l’inciso “di importo pari a una mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto per ogni anno di servizio”, in quanto fissa un criterio rigido e automatico, legato al solo elemento dell’anzianità di servizio.

Le motivazioni della Sentenza saranno rese note nei prossimi giorni, a seguito del deposito dell’atto. Quindi potremo capire l’esatta portata del dispositivo solo in quel momento.

Al momento è possibile affermare solo che la Sentenza va a riconoscere maggiori tutele, in fase processuale, al lavoratore illegittimamente licenziato Tutele che il Jobs Act del 2015 aveva ridimensionato.