I ritardi nelle liquidazioni della cassa integrazione sono ormai cronaca quotidiana. Tuttavia dalle Istituzioni competenti non arrivano segnali confortanti di un cambio di rotta. Su quali equilibri si tiene questa delicatissima situazione a distanza di mesi?

A porsi l’interrogativo e a tentare di offrire una risposta è il portale OPEN.ONLINE in un articolo a firma di Giampiero Falasca. Secondo il consulente del lavoro il Governo sin dall’inizio dell’emergenza da Covid19 dovendo trovare soluzioni finalizzate ad attenuare gli effetti sull’occupazione della crisi, ha progressivamente scaricato sulle aziende una serie di oneri, liberando lo Stato.

“Il primo onere, nascosto ma molto pesante, è consistito nel sostegno finanziario al pagamento della cassa integrazione: per i settori nei quali è ammessa l’anticipazione aziendale, le imprese hanno anticipato ai lavoratori il trattamento dovuto dallo Stato, mascherando in maniera importante i ritardi dell’INPS. Per gli altri settori dove l’anticipazione della cassa non è ammessa, moltissime aziende hanno attivato strumenti alternativi (di solito, prestiti infruttiferi) per colmare i ritardi dell’ente di previdenza ed evitare che i dipendenti restassero per mesi senza risorse”.

Il secondo onere è derivato dal divieto di licenziamenti, la misura (contenuta nel c.d. Decreto Cura Italia e prorogata dal c.d. Decreto Rilancio) che vieta a qualsiasi azienda, anche in presenza di una crisi conclamata, di ristrutturarsi. Una misura di dubbia costituzionalità, che serve a mascherare sotto il tappeto (e sulle spalle delle aziende) gli effetti occupazionali della pandemia.”