A rischio lockdown le attività artigianali e commerciali inerenti i servizi alla persona come i barbieri, parrucchieri, centri estetici, tatuatori, centri massaggio, ecc. Lo dice il Dpcm varato la scorsa notte dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che porta dunque la data del 13 ottobre 2020.

Il decreto infatti stabilisce che queste “sono consentite a condizione che le Regioni e le Province autonome abbiano preventivamente accertato la compatibilità dello svolgimento delle suddette attività con l’andamento della situazione epidemiologica nei propri territori e che individuino i protocolli o le linee guida applicabili idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in settori analoghi”.

In altre parole il Governo rimette agli enti territoriali il compito monitorare l’andamento dell’emergenza epidemiologica nei propri territori in relazione a queste attività e di valutare, di conseguenza, ogni decisione sulle chiusure. Si tratta, a ben vedere, di un principio già espresso nel Dpcm del 26 aprile 2020 che sanciva la riapertura delle attività dal 4 maggio dopo il lockdown.

Altro compito affidato alle regioni e provincie autonome è quello di introdurre dei protocolli di sicurezza locali per ridurre il rischio di contagio. “Detti protocolli o linee guida – continua il nuovo Dpcm – sono adottati dalle regioni o dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome nel rispetto dei principi contenuti nei protocolli o nelle linee guida nazionali”, in altri termini devono consistere in una applicazione dei Protocolli nazionali esistenti.

Le regole viste finora non si applicano alle attività inerenti ai servizi alla persona già consentite sulla base del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 26 aprile 2020, nell’Allegato 2, vale a dire: Lavanderia e pulitura di articoli tessili e pelliccia; attività delle lavanderie industriali; Altre lavanderie, tintorie; Servizi di pompe funebri e attività connesse.